Mostra Basilica, elogio dei 30 prof “dissidenti”

È significativo che sia stata una scuola, il liceo Pigafetta di Vicenza, ritenuto un baluardo degli studi umanistici – privilegiato in passato dai figli di una borghesia benestante che ha dato alla città i quadri dirigenti della politica, dell’economia e delle professioni – ad aprire un acceso dibattito su una delicata questione all’ordine del giorno: le mostre di Goldin che l’amministrazione comunale presenta come eventi eccezionali sperando di acquistare una reputazione culturale degna di una città d’autore, firmata Andrea Palladio, e di richiamare i visitatori che l’hanno finora ignorata.

I 30 docenti che hanno fatto sentire la loro voce hanno preso, a mio avviso, legittima posizione su una materia che riguarda il loro insegnamento. Spetta infatti alla scuola, che non sia chiusa alla realtà circostante, educare i giovani a una visione critica delle cose. Negare ad essa questo suo fondamentale dovere-diritto, pretendendo che un silenzio complice accrediti il rumore assordante dei media, è un atto autoritario degli imbonitori che manovrano il sistema dell’arte.

Prima di affermare che « i professori che non portano gli allievi alle mostre sono ignoranti », bisogna intendersi su quali mostre. Allora sarei ignorante anch’io, dato che avrei fatto, in questo caso, la stessa cosa. Eppure ho ben portato i miei alunni a visitare la mostra sul “manierismo” che Vittorio Sgarbi, tanti anni fa, ha presentato nella chiesa di Santa Corona. Di sicuro non sono ignoranti gli illustri specialisti – storici dell’arte, docenti universitari, ricercatori, direttori di musei – che hanno espresso piena solidarietà ai docenti del Pigafetta, condividendo le argomentazioni da loro addotte. Nessuno ha impedito agli alunni di vedere in Basilica «alcuni dei più grandi capolavori ». Gli insegnanti non li hanno accompagnati ritenendo che la mostra manchi dei presupposti culturali che ispirano la loro azione didattica. Se lo avessero fatto avrebbero accreditato, a pagamento, una mostra che contrasta con i loro principi pedagogici. Penso che abbia inoltre dato fastidio, come d’altra parte a molti, l’atteggiamento trionfalistico che accompagna questo genere di eventi, la presunzione di credere che folle di visitatori, richiamate da una martellante pubblicità, possano decretare verità e bellezza.

E’ davvero sorprendente quello che i docenti del Pigafetta hanno suscitato con il loro intervento, nessuno se l’aspettava in una città così apatica e sorniona. Hanno scosso l’establishment locale abituato alle flautate voci sussurrate dietro le quinte. Hanno creato un caso nazionale che ha visto schierarsi le personalità più autorevoli e stimate, le meno esibizioniste e compromesse. Con il pronunciamento dei pro e dei contro hanno fatto emergere uno scollamento impressionante tra i vicentini, una differenza di mentalità, un divario culturale che le istituzioni dovrebbero preoccuparsi di colmare. Impressionano i giudizi strampalati ed emotivi di coloro che, presi da irrazionali entusiasmi, si lasciano facilmente strumentalizzare. Meditati e calzanti sono, invece, i ragionamenti di coloro che ritengono che l’arte sia un mezzo di conoscenza e di elevazione, non di consolazione e di persuasione.
I responsabili della politica culturale altezzosamente si chiudono nelle proprie sterili certezze, convinti di essere i depositari di verità universali, non dialogano con il mondo della cultura e della scuola per elaborare un progetto organico che serva davvero alla crescita della città. Chi nel delirio di onnipotenza non accetta critiche e consigli, si circonda di cortigiani adulatori o si consola con timidi testimoni del vero – ce ne sono anche tra gli artisti mediocri e frustrati – è destinato a fallire.

Se si vuole incrementare un turismo che non dipenda dal disco orario, si deve puntare su iniziative stabili, collegate alle eccellenze del territorio. Serve favorire l’accesso ai monumenti, prolungare gli orari di apertura, attrezzare le sedi espositive, garantire la qualità dei servizi, praticare la civiltà dell’accoglienza per soddisfare le attese anche dei visitatori più esigenti. Si deve consentire agli alunni che visitano le mostre di ascoltare le spiegazioni dei loro insegnanti, non costringerli a seguire con tempi contingentati le guide addestrate dall’apparato.

Basilica Palladiana, Palazzo Chiericati, Teatro Olimpico sono le punte di diamante in un tessuto urbano ricco di edifici pubblici e privati che meritano di essere conosciuti per quello che sono oltre che per quello che custodiscono. Penso che la città meriti di essere frequentata anche fuori dai luoghi deputati, dove la vita ferve operosa per le attività dei suoi abitanti. Maggiore rispetto per l’ambiente e cura dell’arredo renderebbero molto più godibile quello che viene definito museo diffuso.