Pieve Cadore, ex internati: noi abbandonati dai partigiani

Enzo Soravia, presidente della sezione di Pieve di Cadore dell’Anei (Associazione Nazionale Ex-Internati), ha ricordato il duro trattamento riservato dai partigiani ai reduci dei campi di concentramento al loro rientro in patria dopo la fine della Seconda Guerra mondiale.

«Quando siamo rientrati casa – spiega il novantaduenne Enzo Soravia al Corriere delle Alpi,  – ci siamo trovati davanti ad un rifiuto quasi generalizzato nei nostri confronti. Nessuno ci dava lavoro, siamo stati trattati alla stessa tregua dei reduci della Prima Guerra mondiale al loro rientro nei paesi di origine. La spiegazione è semplice, anche se amara: i partigiani rimasti in Italia, erano quasi tutti militanti di partiti politici e pertanto alla fine del conflitto sono stati protetti dalle loro strutture partitiche, nelle quali non c’è stato posto per chi era stato internato. Una situazione che è durata per anni. Nei mesi di prigionia, dopo il rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana».

«Gli internati non avevano potuto fare politica e al loro rientro si sono trovati soli, -continua Soravia- senza nessun sostegno, né per loro, né per le loro famiglie. Noi avevamo preso la nostra decisione di essere fedeli al giuramento fatto, non al Re, ma bensì all’Italia. Per noi era importante difendere l’italianità e non un partito. Così chi era rimasto in Patria potè accaparrarsi i posti di lavoro migliori, quasi sempre sostenuti dai partiti».