Giornata Memoria? Da Vicenza ai nazisti ucraini

Oggi è la Giornata della Memoria del genocidio degli ebrei d’Europa perpetrato dai nazisti fra il 1942 e il 1945 (ma nei forni finivano pure zingari, omosessuali, detenuti politici). Giusto ricordare, e sarebbe ancor più giusto se ricordassimo anche altri stermini di massa, come lo scempio del popolo armeno da parte dei turchi, dei contadini proprietari (kulaki) in Russia ad opera dei comunisti negli anni ’20 o degli oppositori di Pol Pot in Cambogia, e questo per stare al Novecento e non andare indietro, per esempio agli Indiani d’America eliminati dai “conquistatori del West” statunitensi. Gli ebrei sostengono l’unicità della “Shoah”, l’Olocausto ebraico, appunto. Ma unico fu certamente il modo, mostruosamente efficiente, con cui il Terzo Reich pianificò ed eseguì scientemente la scomparsa di un’intera religione (non: razza) dal continente europeo. Non fu un unicum, purtroppo, l’odio con cui un popolo o un potere persegue la distruzione fisica del nemico: dai Romani che gettarono il sale su Cartagine, alla Chiesa cattolica che massacrò gli Albigesi, fino alla riduzione in schiavitù dei neri d’Africa o l’oppressione militare degli Israeliani sui Palestinesi, la Storia umana è una lunga scia di sangue. Perché dunque non istituire un giorno del ricordo universale, visto che l’Occidente (colpevole di ammazzare gente non sufficientemente democratica in giro per il mondo, ma fa niente, vero?) si sente così a posto con la coscienza nei confronti del passato? I nazisti consideravano il Volk tedesco la razza eletta: ecco, che non ci siano più popoli eletti, neppure in negativo. Perché la vita umana ha lo stesso valore dappertutto.

Detto ciò, fa impressione leggere proprio oggi che dalle basi Usa Ederle e Dal Molin/Del Din di Vicenza partiranno 3 mila soldati per il nuovo fronte anti-russo in Ucraina, con la missione di addestrare la guardia nazionale e l’esercito di Kiev. Perché, se qualcuno non lo sa, l’Ucraina che orbita nella sfera Nato è diventata un ricettacolo di nazisti a piede libero e alla luce del sole (lo scrivono anche fonti non sospettabili di anti-americanismo e anti-occidentalismo preconcetto). Là si sta combattendo una guerra vera, con morti veri, stragi vere, orrori veri. E non soltanto, come chiunque può capire, commessi da una parte sola, cioè dai russofoni sostenuti da Putin, ma anche dagli ucraini. E il fatto che a sostenere e comporre le truppe ucraine vi siano pure dei nazisti acclarati, getta un’ombra di fosca ipocrisia in tanti che quest’oggi, in buona fede per carità, si incolonnano a ricordare la tragedia di settant’anni fa. Non vi sentite raggelati, a celebrare le vittime dei lager mentre dal nostro suolo nazionale, sia pur a sovranità limitata, prende il volo una spedizione che va a dare manforte ad un governo appoggiato da chi esalta le SS che stavano a guardia dei campi di concentramento? Scriveva Sergio Romano sul Corriere della Sera del 22 gennaio 2007: «La base di Ederle fu creata all’epoca della guerra fredda, quando Italia e Stati Uniti avevano un potenziale nemico (…). (…) siamo certi che.. avremo voce in capitolo nell’ uso della base o saremo semplicemente costretti a leggere sui giornali che gli aerei americani di Ederle 2 hanno utilizzato il nostro territorio, qualche ora prima, per una operazione militare?». Facile profeta di sventura. E di umiliante imbarazzo per chi piange sul male del passato ma ignora le proprie responsabilità nel presente.