Perché Almirante sì e Cicero no?

L’antifascismo è certo un valore da conservare, ma contestare ogni azione o iniziativa che viene da destra, indicandole come propaganda pericolosa per la democrazia, pare esagerato. Come esagerata, a mio parere, fu la cacciata dalle stanze del Palazzo di Claudio Cicero, reo di aver esposto nel suo ufficio un calendario con l’immagine di Mussolini.

Questione di principio (quale?) o altro? In realtà, allora, nei corridoi della politica si bisbigliò che Variati aveva avocato a sé le competenze di Cicero, perché si stavano avvicinando le elezioni amministrative della città ed egli aveva già dichiarato di volersi sacrificare per Vicenza, per la terza volta. Poteva così attribuirsi, forse, non quanto aveva fatto il Cicero in passato, ma certo diventava il primo attore di quello che si sarebbe realizzato in seguito, completando i progetti e le strategie già decise e rese pubbliche dallo stesso Cicero.

A onor del vero, fino a quel momento quest’ultimo aveva ben operato, dando lustro ed anche una marcia in più alla stanca e sonnolenta truppa variatiana. Ma “ubi major, minor cessat”, ed il nostro Claudio fu estromesso – si disse – per ragioni… ideologico-politiche. Premesso ciò, la concessione del “patrocinio” e dell’uso della Sala Stucchi per il convegno su Giorgio Almirante ha rappresentato un fatto positivo e, forse anche, un’apertura storica. Ma la scelta ha creato malumori tra i componenti della sinistra al governo della città.

Dalla fine dell’era fascista e della seconda guerra mondiale sono trascorsi ormai 70 anni. Molti dei genitori di coloro i quali contestano la decisione del Comune, all’epoca, non erano ancora nati, perciò, francamente, queste prese di posizione – dopo il tanto decantato “crollo delle ideologie” – sembrano quasi una ricerca di notorietà, in un periodo in cui i consiglieri comunali di maggioranza hanno brillato per la loro silenziosa e supina condivisione delle iniziative del sindaco Variati.

Stiamo raschiando il fondo del barile in cui sono rimaste le ultime tracce e velleità di ex comunisti ed ex democristiani (i socialisti non esistono più), e si ricorre allo spirito di “fronda” che sembrerebbe nato allo scopo di ottenere in futuro una maggiore condivisione, soprattutto, nelle scelte amministrative importanti. Una esplicita richiesta di riduzione del potere decisionale, un privilegio che oggi pare riservato a pochi personaggi della lista Variati e del Pd?