Il Veneto, la Grecia e il furbo Tsipras

«Dopo l’esito del voto politico ho letto sui giornali alcuni paragoni un po’ azzardati sull’economia ellenica che pesa come quella veneta, ma un conto è il quadro economico, un conto è quello politico. In questi mesi il dossier Atene peserà sull’agenda europea, quello che succederà da oggi in poi segnerà un punto di svolta». Fotis Fotoudis (in foto, in italiano suonerebbe come Lucio Luciani), è un greco di Alessandropoli. Nato nel ’68, dalla fine degli anni Novanta vive stabilmente in Veneto. Laurea in biologia, consegue il master in giornalismo ad Urbino: «sul mio diploma di laurea c’è la firma di Carlo Bo, il più bell’autografo della mia vita», dice tra l’orgoglioso e lo scherzoso. Dopo un’esperienza di lavoro alla radio di Stato greca, prende armi e bagagli e si trasferisce in Italia dove sposa una ragazza italiana, mette su famiglia e cambia vita dedicandosi alla ristorazione: cuoco, commerciante, gastronomo con le sue attività fa il pendolo tra il Vicentino e il Padovano. Ma la passione per il «mestieraccio», come lo definiva Montanelli, non lo abbandona mai. «Faccio ancora la rassegna stampa» ironizza, e soggiunge che i media italiani in queste ore hanno tralasciato alcuni dettagli importanti.

Cosa è successo in Grecia e chi Tsipras, il vincitore leader del partito Syriza?
Cominciamo col dire che gli italiani sbagliano a pronunciare quel nome. Si pronincia Cipras e non Tzipras. Ad ogni modo parlare di novità per la vittoria di Syriza è corretto, ma non è corretto definire la cosa una sorpresa o una novità assoluta.

Che significa?
In Grecia dopo che sono saltati fuori gli squilibri nei conti, anche avallati da importantissime merchant bank internazionali, si sono immediatamente creati due fronti: uno favorevole alle decisioni lacrime e sangue della troika europea, un altro contrario. Syriza da lungo tempo si trova in mezzo a questi due fronti. Tsipras è un politico molto scaltro e ha una grande capacità di giocare su più tavoli, tanto che da noi molti lo chiamano il Renzi greco.

Sì però in campagna elettorale in materia di debito pubblico, di riconquista del potere d’acquisto, di sostegno alle classi meno agiate ha fatto promesse importanti, o no?
Certamente sì; se Tsipras mantiene solo il dieci o il 15% di ciò che ha promesso, in Grecia ci sarà una rivoluzione, in senso buono ovviamente. Io lo aspetto al varco. Quello che accadrà da oggi ad un paio d’anni sarà il più grande esperimento sociopolitico contemporaneo.

Perché?
Parliamo chiaro. La Grecia è alle corde. Le proposte in termini di austerità della troika sono come un’aspirina a un malato di cancro. La Grecia non ha una grande industria, le sue banche sono state salvate in primis per salvare il capitale dei grandi possidenti ellenici: poche famiglie che da trent’anni e più controllano il Paese e mettono i loro rampolli nei ministeri chiave. Se il nostro Paese ricomincerà a camminare con le sue gambe, allora anche Italia, Spagna e Portogallo potranno uscire dalle secche, a patto di tagliare con corruzione, nepotismo, sperperi e clientelismo. Ad ogni modo c’è un rischio concreto. Se non si rinegozia il debito vanno tutti all’aria, creditori e debitori. In realtà l’entità complessiva del debito può essere rimodulata perché la Grecia ha una economia che certamente non è enorme.

Si parla di un equivalente a quella del Veneto. È un’equazione corretta?
In parte sì se si ragiona in termini di Pil; però il Veneto non ha un posto in Commissione europea e all’Onu. E poi la Grecia geo-strategicamente ha una importanza cruciale nel Mediterraneo. Vi siete mai domandati che cosa succederebbe se spinta all’esasperazione la Grecia, che è pure nella Nato, decidesse di aprire il suo territorio o le sue basi o i suoi spazi aerei a cinesi e russi? Questi sono argomenti di cui non si parla, ma che hanno un certo peso. Ricordiamo che un pezzo della spesa greca è impazzita per le commesse militari, in primis americane, in secundis tedesche, il cui budget, al netto del malaffare, è stato a lungo occultato per asserite esigenze di sicurezza nazionale.

E intanto in questi anni che cosa è successo sull’altra sponda dello Jonio?
Si sono abbassati gli stipendi con un costo della vita più o meno simile a quello italiano, ma con paghe medie pari a un terzo di quelle italiane. Ne hanno patito soprattutto i pensionati, i bambini e coloro che hanno bisogno di assistenza ospedaliera pubblica. Ci sono persone che muoiono di stenti. In sostanza si è abbassata drammaticamente la qualità della vita della popolazione residente in città, che poi in Grecia ammonta all’85 o 90% del totale. Nei paesi e nelle zone rurali si vive un po’ meglio perché la vita è meno cara.

Tu hai votato alle ultime politiche?
No, non sono andato in Grecia. Se fossi stato lì avrei votato per il Partito Comunista, ma comprendo bene le ragioni di chi ha votato Tsipras, ma anche di chi vota Alba Dorata, la formazione di estrema destra. Leggo poi che l’alleato di governo di Syriza viene definito di destra dai media del Belpaese. Non è vero, è un partito di centrodestra da anni e anni coerentemente su posizioni duramente euroscettiche. Il fatto che Tsipras abbia preferito quest’ultimo e non la sinistra radicale la dice lunga sulle sue capacità tattiche. Si tratta d’un uomo astuto che sa usare l’ambiguità come strumento politico.