‘Ndrangheta, maxi-retata in Veneto

Sono otto i veneti coinvolti nella maxi operazione dei carabinieri contro la ‘Ndrangheta in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia. L’inchiesta denominata “Aemilia” è stata condotta delle procure distrettuali antimafia di Bologna, Catanzaro e Brescia e ha portato ad un totale di oltre 160 arresti in tutt’Italia. Tra i reati imputati risultano quelli di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed altro. Tutti commessi con l’aggravante di favorimento di associazione mafiosa.

Nei guai un intermediario finanziario veronese e altri cinque calabresi residenti in provincia. Altri due arresti sono stati invece eseguiti in provincia di Vicenza. Anche in questo caso si tratta di due calabresi residenti nella provincia berica. Dall’inchiesta è emersa la diffusione capillare in Emilia Romagna, ed in parte della Lombardia e del Veneto, delle attività della cosca di ‘Ndrangheta dei Grande Aracri, guidata da Nicolino Grande Aracri, con infiltrazioni in molteplici settori economici ed imprenditoriali.

«Un intervento che non esito a definire storico, senza precedenti. Imponente e decisivo per il contrasto giudiziario alla mafia al nord», dichiara il procuratore di Bologna Franco Roberti al Corriere del Veneto. «Non ricordo a memoria un intervento di questo tipo per il contrasto a un’organizzazione criminale forte e monolitica e profondamente infiltrata».