Il cibo ci salverà. Lo dicono i dati.

Il cibo ci salverà. Ci salveranno la cucina tipica, gli alloggi curati, le tavolate imbandite. Ci salveranno le enoteche, le osterie, le trattorie, i bacari, i tavolini dei bar. Ci salveranno i contadini, gli allevatori e i cuochi. Ci salveranno forse più degli stilisti e degli artigiani. Perchè secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale del Turismo, costruito sulla base dei dati di Unioncamere, appare evidente che i viaggiatori che scelgono di visitare l’Italia, quando sono qui, decidono di spendere in brioches, pizze, prodotti enogastronomici più che in prodotti d’artigianato, capi d’abbigliamento e, addirittura, musei e monumenti.

Amatriciana batte Musei Vaticani 1 a 0. E se questo lo potevamo supporre per il turista italiano medio (che infatti, per ogni giorno trascorso in vacanza, spende 23 euro in agroalimentari e 6 euro in visite guidate), certo non lo potevamo immaginare per gli stranieri: che amassero la cucina della Penisola era un dato assodato, ma che vi spendessero più che in musei e monumenti è stata una vera e propria sorpresa. E se questo testimonia quanto preziosa sia la nostra trazione enogastronomica, ci fa anche capire quanta strada dobbiamo ancora fare nella promozione del nostro patrimonio storico-artistico.

Il cibo ci salverà. E se saremo in grado di valorizzarlo al meglio, offrirlo assieme ai nostri prodotti artigiani e alle nostre eccellenze culturali potrebbe davvero creare la sinergia giusta per rilanciare l’Italia nel mondo.

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