“Sistema Galan”, cara Moretti spiegaci

Premessa: siamo per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e per la libertà di ciascun cittadino privato di sostenere economicamente la parte politica o il candidato che preferisce. Purché con un tetto ragionevolmente basso, in modo da neutralizzare la posizione di svantaggio di chi non ha alle spalle supporters facoltosi e rispettare così l’articolo 51 della Costituzione (“Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza”). Perciò nessuna accusa a imprenditori e aziende: chiunque, sia esso un industriale, un banchiere o un bidello di scuola, ha il sacrosanto diritto di girare il proprio denaro a chi gli pare sperando che vinca le elezioni. Viva il privato!

Il problema sollevato dalla rivelazione dei finanziatori delle europee 2014 di Alessandra Moretti, dimessasi da Strasburgo e oggi impegnata a battere Zaia per la presidenza della Regione Veneto, non sta dunque nella legittimità, ma nell’opportunità politica di quelle elargizioni. E’ un problema suo, insomma. Non è serio, non è coerente, non è corretto che la candidata del Partito Democratico sventolante la bandiera del “cambiamento”, del voltar pagina rispetto al passato marchiato Galan e Sartori, accetti di buon grado i contributi di quegli stessi che avevano segnato quello stesso passato. Perchè, cara candidata, se vieni finanziata dagli Altieri, titolari dello studio di progettazione che ha firmato i project financing sanitari dell’era Galan, riesce poi difficilino immaginare un cambiamento d’indirizzo politico in materia sanitaria, e difatti ci risulta che finora ti sei detta contraria solo ai project stradali. Non ha importanza la cifra (lo diciamo al sinistrorso Pettenò, per altro uno dei migliori politici veneti, che nel giro di poche righe contraddice sè stesso in maniera mirabile): è il fatto in sé, che conta.

Tralasciamo ogni discorso, che suonerebbe ormai anti-storico, quasi reazionario, sull’estraneità della cosiddetta “sinistra” ai cosiddetti poteri forti: la Moretti e il Pd, di sinistra non sono (basta rilevare il contributo del piddino Paolo Costa, esponente delle istituzioni, alla forzista Lia Sartori: complimenti, vai col liscio trasversale), e la stessa valenza semantica e politica del termine “sinistra” è andata a farsi benedire almeno da una generazione. Quanto ai poteri forti, non è un mistero che da sempre tendono a giocare su più tavoli e cambiano verso, loro sì, senza patemi ideologici. Fa parte del gioco. Ma sinceramente: chi se ne importa. Ci importa invece sottolineare che la Moretti, se non ricordiamo male, aveva promesso di pubblicare i nomi di chi l’aveva aiutata con denaro frusciante, come da retorica renziana. E invece se non era per Veneto Vox, ciao: l’opinione pubblica non li avrebbe mai saputi, e non avrebbe avuto un elemento importante per conoscere, giudicare e infine deliberare col voto in merito alla qualità, eticità e affidabilità della proposta politica dell’Ale.

Avrebbe dovuto rispondere “no, grazie” a qualcuno, miss Ladylike? Semplicemente, sì. Lo diciamo dal suo punto di vista: ne avrebbe guadagnato, di fronte agli elettori che credono in lei per un Veneto diverso. Sempre che lo avesse pure detto. Invece noi qui si attende perfino che la Moretti mantenga la promessa, fattaci per iscritto dal suo staff il giorno stesso della pubblicazione del nostro articolo, di una replica. Forza Alessandra, facci vedere che non temi il confronto. Non hai fatto niente di male, tranne essere un tantino sfasata fra i proclami contro il “sistema Galan” e le tue fonti di finanziamento.