Carceri venete, secondini depressi e a rischio suicidio

Secondo la ricerca intitolata “La polizia penitenziaria in Veneto, condizioni lavorative e salute organizzativa” condotta dal Dipartimento di sociologia dell’Università di Padova – curata dalla docente Francesca Vianello, condotta da Alessandro Maculan e presentata dal professor Giuseppe Mosconi – i “secondini” veneti vivono una situazione di grande disagio. Sono quattrocento gli agenti di polizia penitenziaria del Veneto che hanno risposto a un dettagliato questionario.

Ne esce un quadro drammatico. Come conferma al Mattino di Padova Giampietro Pegoraro, coordinatore regionale Cgil della polizia penitenziaria «Il 20 per cento del personale vive condizioni di depressione, stress e disagio complessivo per la gravosità dei turni e dell’affaticamento mentale. Nella polizia penitenziaria regna ancora il nonnismo e una gerarchia militare, che porta i più giovani a svolgere sempre le occupazioni più disagiate» Se nel carcere femminile della Giudecca di Venezia e nelle case circondariali di Treviso e Padova la situazione appare meno grave, nelle carceri di Verona e Vicenza sono state rilevate maggiori criticità. A testimoniare il disagio degli agenti penitenziari sono i tre suicidi nell’ultimo biennio, i molti casi di dipendenza da alcol e  droga e la recente rivolta al Due Palazzi di Padova.

Secondo i risultati della ricerca, condotta all’interno , le difficoltà nascono «a monte della stessa organizzazione del lavoro. Al corpo è demandato un compito altamente problematico per le società democratiche. Il sovraffollamento e le condizioni di disagio non costituiscono solo un problema materiale: la progressiva estensione della popolazione da contenere e la sua caratterizzazione sociale finiscono per rendere un simile compito sempre più ingrato e difficilmente sostenibile».