Tosi parli chiaro su indagini ‘ndrangheta

Sky Tg 24 l’altro ieri, il Corriere di Calabria di ieri e il Corriere di Verona di oggi a pag 5 (“«Abbiamo le conoscenze giuste» «Macché, la politica va oliata» Tiberghien, lo scontro tra mafiosi”, di Alessio Corazza, in cui si legge: “c’è anche il referente dei clan cutresi in Emilia Antonio Gualtieri, per cui – a differenza delle famiglie calabro-veronesi che definisce sprezzante i «baluba dei riggitani» – solo oliando la politica – ovvero, dando un «gruzzoletto» al sindaco – si potrà muovere qualcosa. Gualtieri nutre grande fiducia in Moreno Nicolis, l’imprenditore del ferro attualmente ai domiciliari in un altro filone dell’inchiesta, a Brescia. Lo definisce, esagerando, «uno dei primi industriali di Verona», lo ritiene la chiave per intrattenere rapporti privilegiati con la politica, perché conosce il sindaco Tosi (che è completamente estraneo alla vicenda)”) rivelano retroscena devastanti dell’inchiesta della DDA di Bologna “Aemilia”, che ha portato all’arresto di 203 persone legate alla ‘ndrangheta nel nord Italia”.

Secondo quanto riportato nell’informativa dei Ros citata dalle testate giornalistiche, il sindaco di Verona Tosi ed il suo ex vicesindaco Giacino (ex in quanto arrestato e condannato per corruzione), estranei all’inchiesta, sono state però citate da persone direttamente o indirettamente riconducibili alla famiglia della ‘ndrangheta Grande Aracri di Cutro. Dalle intercettazioni telefoniche di Gualtieri Antonio, definito uno dei “capi” dall’ordinanza del Tribunale di Bologna (pag. 1084), si legge: “il gruzzoletto … al sindaco … glielo dobbiamo dare … se no quello ci mette i bastoni tra le ruote!” (Corriere della Calabria, 2 febbraio 2015).

Parole sconvolgenti che si commentano da sole. Che arrivano dopo circa un anno della puntata di Report che ci mostrò le visite a Crotone di Tosi e della sua fondazione che era in cerca di voti. Ma fu proprio Report in un’intervista al collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura a mostrarci i verbali dove si parlava per la prima volta delle infiltrazioni della famiglia Grandi Aracri proprio a Verona, e di un presunto patto tra i boss e la Lega Nord. Dopo quella puntata Tosi attaccò il giornalista di Report, e fece addirittura una finta ordinanza provocatoria contro i calabresi per esorcizzare e schernire l’allarme ‘ndrangheta. Ora l’ordinanza, quella vera della magistratura, è arrivata e ha sancito che la ‘ndrangheta a Verona c’è. E c’e’ da scommettere che presto ne arriveranno altre.

Se siamo assolutamente convinti che l’amministrazione locale a Verona sia connotata da malgoverno e abbia avuto vari episodi di corruzione – di recente confermata dalle sentenze di condanna per mazzette dell’ex vicesindaco Giacino e per i bandi truccati dei dirigenti Agec (indagine avviata dagli esposti del sottoscritto), in attesa dell’esito del processo sulla Parentopoli locale – stentiamo a credere che i tentacoli della ‘ndrangheta abbiano abbracciato la politica scaligera. Non ci crediamo. Non vogliamo crederlo.
Ma al sindaco di Verona chiediamo chiarezza, non battute sarcastiche liquidando il tutto come “spazzatura”. Tosi faccia una conferenza stampa pubblica e dichiari espressamente che non ha mai pranzato con uno dei capi della cosca Grande Aracri. Che non lo ha mai incontrato né ci ha parlato. Che non sa nulla dei loschi affari di questo clan e non li ha mai appoggiati. Lo faccia immediatamente per Verona prima ancora che per sé stesso. Altrimenti il dubbio – che già attanaglia molti veronesi – potrebbe diventare pesante, lacerante, distruttivo.