Povertà, “cliniche solidali” in Grecia

La Grecia sta cambiando. O, forse, è già cambiata. I giornali di tutto il mondo hanno parlato del 25 gennaio, della vittoria di Tzipras come del successo di una parte dell’Europa che si è schierata, e l’ha fatto in modo netto, dall’altra parte. Quella parte che vuole credere nell’alternativa alle politiche di austerity che oggi ci mostrano un Paese la cui popolazione è per il 32% al di sotto della soglia di povertà. Una Grecia che prova quindi a lasciare dietro di sé i memorandum della Troika (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea) per cedere il passo a nuove regole, prospettando quel cambio di rotta risuonato incessantemente nei comizi della campagna elettorale.
Syriza, il nuovo partito di maggioranza, si prepara a una sfida che ha in potenza una nuova speranza, soprattutto per il mondo dei giovani, con un’eco che potrebbe sconfinare ben oltre la penisola ellenica.

La crisi greca ha portato con sé una serie di conseguenze che si manifestano sul lato economico e su quello, ben più preoccupante, della salute. Basti pensare che a seguito delle politiche di razionalizzazione della spesa pubblica in materia di sanità, ben tre milioni di greci hanno perso il diritto all’assistenza sanitaria. Allarmanti sono anche i dati che confermano un aumento del 52% del tasso di infezioni da HIV tra il 2010 e il 2011 o l’aumento del 43% relativo al tasso dei suicidi tra il 2007 e il 2011. Se non ci si ferma al puro dato numerico, se si prova a superare il gradino della mera informazione statistica e ci si sposta sul concetto di interpretazione, risulta facile allora utilizzare gli aggettivi “sociale” e “politica” per descrivere la crisi che ha accompagnato in questi anni la Grecia, e non solo.

Per parlare di salute, facciamo un passo indietro. Nel 2011, in Grecia trecento migranti intrapresero una forte opera di protesta per la regolarizzazione del lavoro e la tutela dei loro diritti. Al quarantottesimo giorno di sciopero, il primo migrante fu ospedalizzato.  In reazione a quanto acceduto, dal basso, nacque così l’esperienza della Clinica Solidale di Salonicco, struttura di accoglienza cui obiettivo era (ed è ancora) quello di sopperire alle necessità dei migranti privi di altri mezzi di assistenza in termini di salute.

La Solidarity Clinic, così viene definita, non si fonda sui principi delle charity o delle Organizzazioni Non Governative. Nessun fondo europeo o casa farmaceutica contribuisce al sostentamento della struttura. A dedicare tempo ed energie per fornire assistenza sanitaria di qualità sono circa duecento volontari, altrettanti medici specializzati e circa cento farmacie distribuite sul territorio cittadino. Un sistema salute che ora conta vari esempi in tutta la penisola greca.

Entrando nella clinica sembra di mettere i piedi in una casa, tutto è in ordine, l’arredamento è semplice, ma accogliente. Ambulatori vari sono distribuiti tra la piccola reception, la sala del dentista e la farmacia interna. Non meno importante è il concetto sotteso a questa iniziativa. Si tratta di un’azione politica. Il tentativo è di costruire uno spazio in cui l’individuo possa essere coinvolto nel progetto solidale stesso attraverso momenti di confronto e dibattito. A Salonicco tutto questo non nasce unicamente per colmare il vuoto lasciato dal sistema sanitario pubblico, ma per ripensare, insieme, ad un sistema salute che possa davvero garantire il benessere fisico, psichico e sociale. Un vero e proprio terreno fertile per il cambiamento.

Più di quindicimila visite in due anni, circa diecimila pazienti sono stati accolti nella struttura. Il 75% sono greci. «Qui possiamo contare sul sapone per lavarci le mani, all’ospedale pubblico è finito e non ci sono soldi per ricomprarlo. Ma non è solo questo il punto. Qui è dove il paziente diventa soggetto e attore politico. È da posti come questi che inizia il cambiamento». A raccontarlo è un giovane medico della clinica. Buon lavoro a Tsipras, dunque. Inutile sottolinearlo, c’è molto da fare.