Riciclaggio, 100 case a Miami (e conti truccati in Italia)

Venti società “criptate” nel paradiso societario del Delaware (Usa), grazie ad una normativa molto permissiva, gestivano altrettante palazzine in quartieri turistici di Miami, in Florida. Ciascuna possiede una palazzina che in media contiene cinque appartamenti, del valore variabile fra i 100 e i 300 mila dollari l’uno. Venivano comprati, restaurati e rivenduti, oppure dati in locazione. In totale, gli investitori coinvolti, guidati dal gioielliere Ivone Sartori, sarebbero diventati proprietari di circa cento appartamenti in riva all’Oceano Atlantico.

Per gli inquirenti si tratta di evasione fiscale. È quanto emerge dall’inchiesta (che dura da due anni) coordinata dal sostituto procuratore Benedetto Roberti e condotta dalla tenenza della guardia di finanza di Piove di Sacco, comandata dal tenente Giuliano Ciotta. Le Fiamme gialle stanno compiendo accertamenti su tredici imprenditori già indagati per dichiarazione infedele dei redditi e stanno vagliando la posizione di altri sette. Tra loro c’è l’avvocato Valentino Menon, che assicura di non possedere nulla all’estero. «Voglio quanto prima essere giudicato per capire di cosa mi accusano – sbotta sulle pagine de Il Mattino l’ex poliziotto – visto che non ho mai fatto nulla di illecito». Ai professionisti sono contestati investimenti sproporzionati rispetto alla rispettive dichiarazione dei redditi. Oltre a Sartori figurano indagati il medico Tito Sala, la ragioniera torinese Elisabetta Mirti, Alberto Bullo, Tommi Burato, Nicole Sartori, Monica Donà e Walter Favaro. Questo il gruppo che avrebbe raccolto il denaro, ma ad alcuni di loro è contestata solo la “partecipazione”. A sostenere gli inquirenti ci sono intercettazioni telefoniche e ambientali, soprattutto con avvocati e professionisti americani via Skype. La Finanza sta cercando di scoprire da chi fossero formate le società proprietarie degli immobili in Florida.