Anticorruzione, Zaia nomina un indagato

Solo a dirlo sembra un paradosso. E invece è scritto nero su bianco su una delibera firmata dal governatore del Veneto Luca Zaia lo scorso 29 dicembre 2014: Lucio Fadelli, arrestato nel 2012, poi scarcerato, e oggi in attesa di essere processato dal tribunale di Venezia per turbativa d’asta, andrà all’Anticorruzione della Regione Veneto, con l’incarico di dirigere il settore Analisi e sistemi di monitoraggio. A oggi resta indagato, ovviamente, e sarà in buona compagnia anche tra i corridoi di Palazzo Balbi. Perché sempre a mezzo della medesima delibera, la numero 2426, infatti, anche Fabio Fior, già dirigente regionale fino all’arresto, scattato il 7 ottobre 2014 nell’ambito dell’operazione “Buondì”, riceverà una sorta di promozionePer lui la diregenza del settore Rapporti istituzionali, sezione Lavori Pubblici, nonostante si trovi oggi agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al peculato, di falso, malversazione e abuso d’ufficio.  

Lo stesso Fior che, quand’era a capo della sezione Tutela Ambiente, secondo gli inquirenti, cioè i pubblici ministeri Giorgio Gava e Sergio Dini rispettivamente delle Procure di Venezia e Padova, che hanno coordinato le indagini, «aveva partecipato alla costituzione di un consolidato sodalizio criminoso, che attraverso almeno cinque società differenti, e una fitta rete di prestanomi e soci, si sarebbe appropriato di circa un milioni di euro di finanziamenti pubblici». Non da solo. Assieme a lui, infatti, c’erano politici, imprenditori e funzionari, tra cui i due assessori Renato Chisso di Forza Italia, che ha già patteggiato, e Giancarlo Conta di Ncd, a sua volta indagato per abuso d’ufficio. Fior, quindi, siederà sulla poltrona da dirigente con due processi all’orizzonte: uno al tribunale di Venezia e un altro a Padova. Misteri del garantismo.

Discorso simile per Fadelli, dirigente dell’Anticorruzione, sempre su decisione del governatore Zaia, come riportato dalla delibera, che non è ancora stata pubblicata sul sito della Regione Veneto. Per gli inquirenti, infatti, ai tempi del suo incarico presso la Ragioneria generale e Tributi, il neo direttore del settore Analisi e sistemi di monitoraggio avrebbe concordato, con la società padovana Engineering, l’assegnazione dell’appalto per la riscossione del bollo auto alla società piemontese Gec, che si era già aggiudicata la medesima gara sia in Piemonte, sia in Campania. Detto altrimenti: turbativa d’asta. Sul suo caso la Procura non si è ancora espressa, tuttavia dopo essere stato scarcerato dal Tribunale del riesame, Fadelli è tornato in Regione, dove ora occuperà una nuova poltrona.  

Contro la decisione di Zaia, invece, si è schierato il Pd, capofila la candidata alla presidenza della Regione Veneto Alessandra Moretti che sfiderà direttamente Zaia, uno dei governatori più amati d’Italia. «Mentre Zaia tenta di distrarre l’opinione pubblica con surreali referendum su Oliviero Toscani (ha detto che i veneti sono ubriaconi, ndr) e sulle scuse ai veneti Zaia consolida il proprio apparato di potere nelle segrete stanze di palazzo Balbi». Non è un caso, per Moretti, che il documento, «la delibera della vergogna», non sia reperibile online sul sito della Regione Veneto, «dove è invece possibile trovare i provvedimenti immediatamente precedenti e successivi». «Zaia non fa certo rima con trasparenza. Non vuole che i cittadini sappiano come lui tratta i dirigenti regionali accusati di associazione a delinquere finalizzata al peculato, all’abuso d’ufficio, al falso, alla malversazione o accusati di turbativa d’asta. Invito le imprese, i cittadini e le associazioni a fare fronte per archiviare una volta per tutte vent’anni di gestione opaca della cosa pubblica in Veneto».

Annalisa Dall’Oca e Emiliano Liuzzi
“La corruzione è salva, a vigilare è un indagato”
Il Fatto Quotidiano
7 Febbraio 2015