Grande Guerra, centenario amaro sul Grappa

Mentre le commemorazioni per il centenario della Prima Guerra Mondiale entrano nel vivo, il Veneto rischia di sfigurare rispetto alle iniziative messe in campo da Friuli e Trentino. Campanilismi ed incapacità di una visione unitaria sono le pecche principali alle quali ne va aggiunta, su tutte, una terza: l’avere lasciato il Monte Grappa in posizione completamente marginale. Una falla strategica che pesa in termini di ritorno turistico e soprattutto culturale nonostante il Grappa sia un nome noto in tutta Europa.

A sostenere questa tesi è un comitato spontaneo attivo nelle province toccate dai tre lembi del massiccio: Vicenza, Belluno e Treviso. «In questi mesi – spiega Sergio Mondin di Quero nel Bellunese, uno dei fondatori del Gruppo operatori del Grappa – abbiamo cercato di parlare con le istituzioni, con le comunità montane del comprensorio, ma purtroppo i nostri suggerimenti sono rimasti lettera morta, anche in Regione».

Eppure il massiccio delle Prealpi venete ha una sua valenza storica riconosciuta. Dopo la sconfitta di Caporetto infatti il Grappa divenne la chiave del sistema difensivo alpino italiano che impedì agli austroungarici di debordare  verso la pianura collocata poco più a sud. Di più, si contano a decine gli studiosi i quali sostengono che pur nella sua tragedia proprio la Grande Guerra fu nei fatti, pur tra mille ombre e mille spettri, il primo grande fattore di unificazione nazionale, dopo l’Unità d’Italia.

In questo contesto il punto di partenza dovrebbe essere quello di approntare un sistema di attrazione turistica da mettere «a disposizione delle agenzie viaggi grazie a pacchetti cuciti su misura in ragione dei luoghi da visitare». I numeri, almeno sul piano potenziale sarebbero notevoli, ma per obiettivi del genere, sempre secondo gli operatori «sarebbe necessario un lavoro fianco a fianco con le pro loco, gli enti locali, le comunità di montagna, il tutto con una supervisione e un indirizzo forti della Regione, la quale però latita».

A chi decide di venire a visitare i luoghi che furono teatro di scontri feroci si dovrebbero garantire alcune certezze: poter visitare i luoghi dove hanno combattuto i parenti, gli ossari, i cimiteri e via dicendo; inoltre dovrebbe essere garantita la visione delle foto d’archivio, dei documenti, degli oggetti, dei luoghi di rilevanza storico-militare e naturalistica, il tutto con un occhio alla enogastronomia. «Forse ce lo dimentichiamo, ma a due passi dal Grappa – sottolinea Mondin – troviamo luoghi meravigliosi come Bassano, Feltre, Possagno. Ma allora perché non si crea un portale che partendo dal Grappa integri tutte queste realtà giacché oggi chi viene fino in cima all’ossario lo visita e poi se ne va senza visitare altri luoghi».

Ma c’è un’altra lacuna secondo gli attivisti del comprensorio. Il sito web gestito dalla Regione è poco fruibile, farraginoso. Inoltre gli eventi in cartellone sono pochi, scollegati uno dall’altro, «senza riscontro e non misurabili in termini di ritorno socioeconomico». Lo stesso dicasi per alcuni progetti specifici come quello dei totem informativi lungo l’ascesa al Grappa, considerati un vero e proprio sperpero di denaro.

Sintetizzato alla grossa, il pensiero dei comitati è chiaro: si è lasciato molto spazio a questa o quella iniziativa tesa ad accontentare questo o quel gruppo d’interesse locale, più preoccupato a gestire la spesa che a farla rendere in termini utili alla collettività, relegando ad un piano pressoché immaginario uno stretto coordinamento regionale sugli eventi. Con un rischio di fondo, quello di dare alle commemorazioni un sapere prettamente provinciale.