Lasciate in pace Stacchio

Lasciatelo in pace, Graziano Stacchio. Uno stormo di avvoltoi sta speculando sul tormento di un semplice benzinaio di Ponte di Nanto che ha agito d’istinto per proteggere un’altra persona, la commessa del negozio accanto, sparando con un fucile da caccia senza intenzione di uccidere, solo per sventare una rapina in corso. Ci è scappato il morto, e certo la magistratura ha fatto quel che doveva fare aprendo un’indagine a suo carico, perché sotto l’impero della legge le circostanze di una sparatoria vanno chiarite.

Ma non è un eroe né un anti-eroe: a dirlo è lui stesso, e gli fa onore. E’ un uomo che ha agito da uomo, usando un’arma per difendere chi stava subendo un tentativo di aggressione. Niente di più. Le giaculatorie sul rischio di “far west” tradiscono l’orrore un po’ vile di una società che dell’uso delle armi da mano, che richiedono coraggio, ha fatto un tabù per mancanza di reattività e vitalità, mentre al contrario, come scriveva Ernst Junger, l’inviolabilità delle persone o delle cose care si fonda in ultima analisi, assente ogni altra alternativa, sull’individuo responsabile che “si presenta brandendo la scure”.

Il fatto è che, ammorbati dalla bambagia della vita di routine riparata da ogni pericolo, quando il pericolo ce lo troviamo davanti pretendiamo che non generi umanissime reazioni difensive. Che non possono che essere violente, se rispondono ad una violenza. Stacchio ha fatto quello che qualunque uomo bennato avrebbe dovuto fare, potendolo fare e sentendosi di farlo.

Perciò bisognerebbe rispettare il suo dispiacere, il suo riserbo e la sua richiesta di silenzio, conscio com’è di aver comunque ammazzato un altro uomo. E invece si è scatenata la canea degli sfruttatori di tragedie: dalle magliette col suo nome (Joe Formaggio, sindaco di Albettone) all’invocazione di una medaglia (il cinico Vittorio Feltri) alla lagna sulla legge permissiva (leghisti in testa, e la legge attuale ha il marchio Lega: patetici) ai manettari d’occasione solitamente così garantisti quando si tratta di reati per colletti bianchi (i nomi si sprecano, da certi imprenditori logorroici ai politici specie di destra, è tutta una gara al doppiopesismo). Non poteva mancare, sulla barricata opposta, quel poveretto di Francesco Caruso, ex capataz della sinistra “antagonista”, che in un talk show se n’è uscito con questa perla, scambiando una normale rapina per un “esproprio proletario”: «così i poveri recuperano la ricchezza loro estorta». Questo insegna all’università: poveri studenti.

A volte viene da pensare che la libertà di parola sia un lusso che non abbiamo più diritto di concederci. Nel frattempo, lasciate in pace Stacchio.