A Rovigo, brandelli di Baran

20 | 12 | 2014 – 17 | 02 | 2015

Ulitimi giorni per visitare la mostra “Baran-Progetti bruciati”, ospitata presso lo spazio Deltarte di Rovigo.
Baran, al secolo Andrea Borasciutti, è un architetto veneziano. In occasione di questa esposizione, l’artista riflette sullo stato della sua professione in Italia e ne parla attraverso opere di grande impatto che ricordano gli affreschi lacerati che lui stesso ha avuto occasione di restaurare durante il recupero di numerosi edifici storici: sono i cruciali e preziosi frammenti della cultura italiana sui quali affondare le radici per una rinascita collettiva. Taluni hanno le sembianze di antiche mappe geografiche o di isole emerse, in cui i bordi consumati assomigliano a lembi di terra che si affacciano sul mare. L’intero percorso espositivo di Rovigo può essere paragonato alla mappatura di un cambiamento radicale e praticabile, che prende vita dalle macerie culturali e storiche della nostra civiltà per sopravvivere alla mediocrità generalizzata.

La ricerca di Baran parte dal principio secondo cui il progetto è l’espressione di un articolato concetto, frutto di un’analisi profonda della storia, dei luoghi e del paesaggio, interpretati mediante forme e materiali. Da qui l’artista preleva i propri progetti e li rende vitali attraverso i principi fondatori dell’architettura vitruviana. Dall’interpolazione materiale il progetto bruciato passa al vaglio della tela bianca, simbolo del vuoto generato dalla società contemporanea, in cui i progetti sono relegati ai margini, confinati nel non luogo dell’oblio per impedire alla creatività di spingersi più in alto, di osare, di giocare a dadi con l’universo. In questo procedimento creativo, Baran si confronta con la transitorietà del suo tempo e i “Progetti bruciati” ne riflettono la fugacità fisica e concettuale: la carta invecchia per effetto della luce e dell’aria, parimenti ad un’architettura esposta alle intemperie e al deperimento dei materiali.

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