Crisi e infiltrazioni criminali, edili veneti ko

Una crisi del settore divenuta cronica, le infiltrazioni del crimine organizzato, la crisi di rappresentatività delle categorie, la poca propensione all’innovazione, la tendenza ad eludere o a violare le leggi, specie nelle grandi opere, la precarietà accentuata dal Job’s act: sono i sei spigoli di un esagono all’interno del quale è inscritto un Veneto che non sta bene. È il Veneto del mondo delle costruzioni visto da Leonardo Zucchini, segretario regionale di Fillea-Cgil nella lunga intervista rilasciata a Veneto Vox. In tema di contrattazione Zucchini spiega il punto di vista del sindacato e si rivolge al governo. Parla di una notevole «dose di ipocrisia, demagogia e propaganda» poiché il contratto a tutele crescenti per la Ue consiste in un contratto che inizia con un livello base di tutela che si accresce fino a diventare piena. L’esecutivo Renzi invece esclude questa possibilità e introduce il contratto a tutele «decrescenti» dando vita ad un nuovo, ulteriore dualismo nel mercato del lavoro.

Il segretario poi allunga lo sguardo sul Veneto e spiega che «il nostro mercato del lavoro è da tempo tra i più flessibili e tra i più irregolari (neri), ma non ha prodotto più occupazione, anzi. Il lavoro – sostiene Zucchini – si crea investendo spostando i capitali dalla rendita e dalla speculazione agli investimenti. La prova positiva è che anche nel Veneto le imprese che hanno investito, specie in innovazione, in sostenibilità e in formazione non si sono certo poste il problema dell’articolo 18 e hanno assunto, consolidato i rapporti di lavoro e pagato meglio i lavoratori». Non va meglio per quanto riguarda i numeri giacché la Cgil traccia un bilancio in termini occupazionali «che si commenta da sé»: il Veneto è la regione che in termini percentuali «ha subito di più la crisi dell’edilizia per il fatto che nel 2008 è finito un decennio nel quale si è costruito, per lo più selvaggiamente e molto inutilmente». Alla grossa il 20% dell’esistente. Questa condizione di partenza ha avuto effetti deleteri giacché negli ultimi anni si sono persi «50.000 posti di lavoro».

Ma esiste una via d’uscita? Per la Fillea la nuova edilizia si deve accompagnare ad un aggettivo: sostenibile. Sostenibile «in senso lato, ambientale, di prodotto, di materiali e così dicendo». Dietro l’angolo però è in agguato l’infiltrazione dei capitali mafiosi. Una pratica che non ha lasciato il Veneto al riparo. Il sindacato negli anni ha fatto sentire la sua voce, ottenendo per esempio alcune riforme di legge che puniscano la pratica del caporalato verso gli sfruttati con precise sanzioni penali. Sullo sfondo però, a parere di Zucchini, rimane la crisi e soprattutto la qualità di tutte le categorie di rappresentanza, sindacati inclusi. Una fattispecie che il Veneto, a fronte di molte altre carenze potrebbe pagare a caro prezzo.

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