‘Ndrangheta, punta iceberg nel Bassanese

«La mafia sta intaccando il tessuto economico Bassanese, basta giri di parole». È la denuncia di Apindustria e Confartigianato dopo gli ultimi avvenimenti che a Tezze hanno portato all’arresto di Sergio Bolognino finito in manette insieme al fratello Michele, considerato uno dei boss del clan della ‘ndrangheta al centro dell’indagine “Aemilia”. Con l’arresto di Tezze «abbiamo appena intravisto la punta dell’iceberg di una piaga che riteniamo essere molto più radicata e strutturata (…) Il problema esiste, inquieta, e per risolverlo dobbiamo ammettere che c’è», dichiarano all’unisono al Giornale di Vicenza i presidenti dei raggruppamenti locali William Beozzo (Api) e Sandro Venzo (Confartigianato).

E spiegano le dinamiche di infiltrazione mafiosa nelle attività venete: «Che cosa fa un’azienda in difficoltà? Chiama la banca e chiede liquidità, che la banca però a quel punto le nega (…) Gli imprenditori non sanno come uscirne, e quando non decidono di suicidarsi, si vedono arrivare delle persone che promettono aiuti facili, in cambio di quote. Magari sono presentate da gente conosciuta. Allora l’imprenditore cede in buona fede e il gioco è fatto: la sua azienda e la sua vita non gli appartengono più».

«Scelgono aziende in difficoltà, ma con prodotti validi – aggiungono Beozzo e Venzo -, oppure aziende sane che però non hanno liquidità per espandersi o aggiornarsi, cosa oggi indispensabile, pena il fallimento. Sono come gli avvoltoi, arrivano proprio nel momento giusto, e lo fanno essenzialmente per riciclare il denaro sporco». E concludono con un appello alle istituzioni e agli imprenditori ad alzare la guardia, smettere di avere paura e denunciare.