Gli app store valgono più di Hollywood

Il mondo della comunicazione legato alla tecnologia è un continuo gioco al sorpasso: il vecchio che viene superato dal nuovo che, a sua volta, viene poi superato dal nuovissimo. Successe qualche anno fa quando il volume d’affari dei videogame superò quello generato da Hollywood, e molti quasi non ci volevano credere. Alcuni mesi fa da una ricerca è emerso che gli americani nel 2014 hanno trascorso più tempo davanti a tablet e smartphone piuttosto che di fronte al televisore (177 vs 168 minuti al giorno). Sorpassi su sorpassi, quindi.

Le ultime cifre rilasciate da Apple relative al suo App Store ci dicono che il fatturato 2014 è aumentato del 50% e le app hanno generato entrate per oltre 10 miliardi di dollari per gli sviluppatori e che è la stessa cifra guadagnata da Hollywood nel box office lo stesso anno negli Stati Uniti.
Certo, le due cifre sono parziali: le app vendute dallo store di Apple rappresentano poco più del 60% sul totale fatturato delle app (nonostante il numero degli smartphone e delle app siano inferiori rispetto a quelle del mondo Android-Google Play) così come l’incasso nazionale del box office US non raffigura il quadro completo delle entrate di Hollywood, tuttavia sono piuttosto significative di un ulteriore sorpasso epocale, quello dell’app economy su Hollywood.

L’analista Horace Dediu che in un suo report ha voluto confrontare questi dati, aggiunge che l’app economy negli States sostiene più posti di lavoro di Hollywood (627mila vs 374mila), è più facile entrarvi, ha una portata maggiore ed è in perenne crescita. Inoltre alcuni sviluppatori di app guadagnano di più delle star di Hollywood e il reddito medio degli sviluppatori di applicazioni è superiore a quello degli attori.
Ma Horace Dediu nella sua analisi prova ad andare oltre i numeri sostenendo che il sorpasso dell’industria americana delle app su l’industria cinematografica è più interessante per ciò che significa culturalmente. In generale, i prodotti che un tempo chiamavamo “tech” stanno diventando i prodotti culturali di riferimento e il web sta diventando sempre più la nuova tv.

Fa riferimento probabilmente alla pubblicità di Clash of Clans interpretata da Liam Neeson durante il Superbowl (il cui spazio è costato 9 milioni di dollari) , al fatto che BuzzFeed ha preso il posto nella cultura giovanile di MTV oppure al presidente Obama che si fa intervistare dalle star di YouTube.
Tutto questo accade evidentemente negli Stati Uniti. E in Italia, ci sono avvisaglie?
Beh, sì, qualcosa. Più che altro i personaggi più nuovi e portatori di un linguaggio nuovo, anche se non sempre di qualità, sono quelli nati in Rete. Qualche esempio: Maccio Capatonda, regista e interprete di “Italiano medio” ai vertici degli incassi al botteghino è cresciuto sul web, il rapper Fedez ha fatto la gavetta su YouTube, e Gazebo uno dei programmi più originali tra quelli che raccontano la politica in Italia e ideato da Diego Bianchi, noto come Zoro tra chi frequentava i blogger negli anni zero.

Michele Boroni
“Gli app store valgono più di Hollywood”
www.wired.it
6 febbraio 2015

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