L’oracolo Google

Google sta cambiando sotto il nostro naso. Un aggiustamento qui e lì, incrementale, e nemmeno ce ne accorgiamo che non è più un banale motore di ricerca. Diventa un oracolo tutto fare, un intermediario universale del nostro rapporto con Internet. L’integrazione di risposte mediche dirette è solo un ultimo passo di una tendenza ormai avviata da tempo. Non più, solo, semplici link, ma risposte immediate alla nostra ricerca.

La conferma, che potremmo definire “ufficiale” e “definitiva”, si può trovare nel rapporto appena pubblicato da Google per la Securities and Exchange Commission americana (la commissione per i titoli e gli scambi). Nel preambolo si legge “prima mostravamo solo dieci link blu nelle nostre ricerche. Dovevi cliccare sui diversi siti per trovare le risposte, cosa che richiedeva tempo. Ora siamo sempre più capaci di fornire risposte dirette, anche se pronunciate le domande con Voice Search. Il che rende più veloce, più facile e più naturale trovare ciò che state cercando”.

Forse è il primo “manifesto” di una nuova Google, per quanto riguarda le risposte dirette (di cui un pioniere, dieci anni fa – val la pena ricordarlo – è stato Ask Jeeves).

Ma se Google “sempre più spesso” cambierà in questa direzione, non è una novità che riguarda solo la nostra comodità di utenti alle prese con il motore di ricerca più popolare al mondo (sebbene di recente in calo). Il cambiamento ha invece un impatto sull’intero ecosistema della Rete: i suoi modelli economici, i suoi rapporti di forza tra le diverse aziende Internet. Google infatti mostra riquadri informativi su persone, cose, luoghi; ma anche per l’acquisto diretto di prodotti, la prenotazione di alberghi e voli. La pubblicità cambia, così: non è solo un mucchio di link sponsorizzati, ma anche si connette direttamente ad acquisti e prenotazioni. Facendo concorrenza a quelli come Expedia. Il processo va avanti: nel Regno Unito già si fa intermediario per l’acquisto di un’assicurazione per la macchina. Non è un caso, insomma, che altri intermediari, come Yelp, stiano protestando contro questo nuovo corso di Google, presso la Commissione Europea.

Di contro, questa è anche una novità per molti versi necessaria, per Google. “Deve rendere le proprie ricerche più adatte a un uso via mobile, che è ormai il modo prevalente con cui si naviga”, dice a Wired.it Marta Valsecchi, responsabile di questo settore per gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Secondo i dati di Audiweb presentati ieri, gli utenti Internet giornalieri in Italia sono stati 15,6 milioni da dispositivi mobili e 12,7 milioni da PC, nel 2014. Sono 27,8 milioni gli italiani che possono accedere da smartphone e 10,2 milioni da tablet. “Se cerco da smartphone un prodotto, Google mi mostra i punti vendita vicini e un clic per chiamarli, con le indicazioni stradali per raggiungerli”.

“Da una nostra recente ricerca, emerge che ormai moltissimi italiani confrontano su Internet i prezzi che trovano nei negozi fisici, nello stesso momento. Ed è un’attività che si può fare solo da cellulare”, continua Valsecchi. Google ha intercettato questo fenomeno, doveva farlo per non diventare inessenziale. Anche perché, di contro, aziende come Amazon ed Expedia già forniscono risposte dirette alle ricerche degli utenti: sulle loro app mobili.

Si tratta di una guerra e Google deve giocarla, anche se a costo di certi equilibri della Rete.

Alessandro Longo
Risposte dirette alla ricerca: così cambia Google, sempre più oracolo universale
www.wired.it
12 febbraio 2015

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