Belluno, tutti contro i tagli alle poste

Dopo gli annunci della chiusura di ben quattro uffici di Poste Italiane (due del comune capoluogo, uno di Meano a Santa Giustina e quello di Candide a Comelico Superiore) e della riduzione dell’orario di servizio di altri quattro, sindaci e cittadini bellunesi protestano sonoramente. Il sindaco di Santa Giustina ha clamorosamente aperto le danze, invitando i cittadini a chiudere qualsiasi rapporto con Poste Italiane, inviando una serie di ultimatum all’azienda e alla Provincia per aprire delle trattative.

«È inaccettabile – scrive invece al premier Giocondo Dalle Feste, sindaco di Gosaldo – che il continuo taglio di servizi si abbatta come una mannaia su una popolazione composta soprattutto da gente anziana; che si agisca così, dato che la sforbiciata non ha solo conseguenze dal punto di vista sociale ma anche in quello economico immobiliare per cui si assiste al lento e inesorabile depauperamento del valore delle abitazioni; che un’azienda come Poste Italiane, diventata nel tempo un fiore all’occhiello per la capillarità e la qualità dei servizi, perda credibilità agli occhi della clientela e dimezzi di fatto anche i relativi posti di lavoro creando un ulteriore danno dal punto di vista occupazionale».

Sabato da Bolzano Bellunese è partita la proposta di protestare davanti alle Poste centrali di Piazza Castello. A dire la sua anche il senatore di Fi, Giovanni Piccoli: «Deve essere ribadita la natura di servizio pubblico degli uffici postali, che, semmai, dovrebbero essere potenziati puntando su altri servizi, variegando ulteriormente l’offerta. Lo stesso Governo non può trattare Poste italiane come una qualsiasi azienda privata».

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