A Bolzano, Corrent fotografa il desiderio

17 | 01 | 2015 – 13 | 03 | 2015

Il lavoro è, per definizione, quella forza, unita alla consapevolezza di sé, che permette di realizzare la propria natura potenziale, portando a termine compiti etici che possano fornire un beneficio spirituale e morale a se stessi, all’ambiente sociale e naturale. Benché questa dimensione etica sia fortissima e preponderante nell’uomo, nell’attuale periodo di crisi strutturale che stiamo attraversando, a volte si traduce in un’aperta e indignata condanna verso la recente cristallizzazione dello status di disoccupazione.

Claudia Corrent, la cui mostra è organizzata presso il Kunstraum Cafe Mitterhofer di San Candido (BZ), “flasha” sulla vita e speranza di occupazione futura, da parte di giovani, fornendoci una sorta di libretto anagrafico o libretto di lavoro delle proprie ambizioni. I dittici ritraggono adolescenti tra i 14 e i 19 anni, studenti della scuola professionale di Bolzano. Le fotografie presentano da una parte il ritratto del ragazzo/a e dall’altra il foglio che ne racconta i desideri: dalla semplice riuscita professionale (“Il mio sogno è diventare un bravo automeccanico”) alle regolari rivendicazioni di autonomia e felicità (“Vorrei farmi una vita mia”). Proprio come la vecchia consuetudine, che prevedeva la trascrizione nel libretto di lavoro e distingueva l’impiegato di concetto dall’impiegato di complemento, “vorrei” registra un primo approccio alla vita “laburista”.

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