Bellunese a Kobane: «Isis? Mercenari»

Un ragazzo di Feltre, attivista dei Centri sociali del Nordest, è tornato da pochi giorni dal confine turco-siriano, vicino alla frontiera con la città di Kobane, dove si è recato per vedere con i suoi occhi la drammatica situazione che la popolazione curda sta combattendo. Intervistato dal Corriere delle Alpi il giovane spiega come «lo scopo del viaggo fosse di capire la reale situazione nelle aree più critiche, anche per formulare dei reportage dal confine e fornire una testimonianza veritiera, non spettacolarizzata, della situazione».

«Dopo la notizia della liberazione della città simbolo della resistenza curda – spiega nell’intervista, – io e un altro attivista di Marghera abbiamo deciso di tornare in Siria. Nonostante la liberazione, il confine era chiuso: l’ingresso era a tempo, per un massimo di cinque ore. La situazione era apocalittica. Un silenzio terrificante interrotto solo dai bombardamenti. Cadaveri per strada. Il tutto ci ha fatto capire che la volontà del Califfato non è semplicemente quella di fare una battaglia di conquista, ma di distruggere. Kobane dovrà essere ricostruita».

«Ho potuto constatare – continua il giovane feltrino – che sui media non si considera abbastanza quello che i curdi stanno facendo contro il terrorismo. L’Isis è un gruppo che ha sfruttato il vuoto politico iniziato con la guerra civile. La questione religiosa centra poco: i predicatori dell’Isis sono in realtà mercenari pagati, non persone che combattono in nome di Allah. L’Isis è usato come un “brand”, ma è solo un insieme di gruppi jihadisti che si sono uniti per conquistare il potere politico».