Veneto Banca, Favotto: «ecco come reagiremo»

Il presidente di Veneto Banca, Francesco Favotto, rompe il lungo silenzio. A Il Mattino, ammette il «danno d’immagine» dovuto al blitz delle Fiamme gialle, ma si dice «fiducioso» sull’esito delle indagini. Nel frattempo, si sfoga attraverso una serie di interviste televisive e giornalistiche.

Il ruolo di Consoli. Per lui vale la presunzione d’innocenza: sarà un «traghettatore» e resterà direttore generale sino ad aprile 2016, dopo l’approvazione del bilancio 2015. Dovrà agire in coordinamento con il consiglio di amministrazione. Nel frattempo saranno nominati un comitato esecutivo, un condirettore generale e un vicedirettore generale (Carrus e Barbisan).

L’indagine. Si tratta di fatti che riguardano il periodo tra il 2009 e il 2013. Ma sono state diffuse informazioni su tesi infondate atte a suscitare dubbi non fondati. La solidità patrimoniale non è in discussione.

L’accanimento. Difficile non pensare vi sia un disegno, ma Favotto non intende esporsi. In una telefonata un collega giusto ieri gli ha confermato che «tutto parte da Roma». Una strategia che aiuta il governo Renzi che ha deciso di riformare il sistema delle Popolari.

Il percorso. Un nuovo piano industriale 2015-2017 è pronto. Sarà approvato durante il cda del 24 marzo. Prevede a maggio la conversione del prestito obbligazionario, a luglio l’aumento di capitale, l’inserimento di un nuovo capo finanza e un nuovo direttore commerciale, otto nuovi responsabili delle direzioni territoriali.

Le azioni. Sette anni fa c’era la fila per acquistare le azioni di Veneto Banca. Ora il mutato contesto internazionale e le nuove regole della vigilanza non ci consentono di incoraggiare l’incontro della domanda e dell’offerta. C’è un’assimetria tra chi vuol vendere e chi vuol comprare. Ma ci aspettiamo un risultato economico ed operativo positivo nel 2015 e quindi la prospettiva è positiva. Favotto chiede ai soci di portare pazienza.

La riforma in Spa. Favotto conferma di essere in contatto settimanale con Assopopolari e tutti gli altri presidenti. Insieme è stato deciso di attendere la formulazione definitiva della legge e decidere di conseguenza. Perché, con la trasformazione in società per azioni, il rischio che arrivino i grandi gruppi internazionali esiste e lo si intravede già. I territori ne perderanno, ma ne potranno guadagnare gli azionisti.