Belluno, 4 giovani su 10 pronti a scappare

Gal Alto Bellunese e Fondazione Angelini hanno commissionato un interessante studio dal titolo “Giovani e montagna: quale lavoro“, che si propone di indagare la complessa realtà del mondo lavorativo nelle comunità montane e la percezione che i giovani hanno delle problematiche che vi ruotano attorno. I risultati non sono molto positivi: secondo lo studio più di 4 giovani bellunesi ogni 10 sono intenzionati ad emigrare in un futuro prossimo. I punti più critici nel bellunese sono rappresentanti dal poco lavoro disponibile e  dall’assenza di adeguati servizi di trasporto pubblico.

«Il progetto – spiegano al Corriere delle Alpi Valentina De Marchi (antropologa) e Chiara Zanetti (sociologa), le due autrici –  ha permesso di compiere un’indagine esplorativa sulla condizione lavorativa dei giovani residenti in montagna, considerando le possibilità di impiego e di crescita professionale e interrogandosi sui settori che in futuro possono fornire maggiori opportunità occupazionali. Il contesto lavorativo di montagna è stato messo a confronto con quello della città, evidenziandone punti di forza e di debolezza. Poi è stata valutata l’importanza che aspetti tipo ambiente, contesto socio-culturale e diffusione dei servizi hanno per i giovani nel determinarne il benessere».

In generale gli intervistati si dimostrano mediamente soddisfatti della diffusione di scuole, sanità, banche, poste, asili nido e scuole materne e similmente si esprimono in relazione alla qualità dei collegamenti stradali. Tuttavia i bellunesi risultano meno soddisfatti dei coetanei oltre il confine. «La situazione economica e lavorativa della provincia è piuttosto critica, soprattutto se confrontata con quella delle provincie limitrofe – spiegano De Marchi e Zanetti – la Pusteria e la Provincia di Bolzano godono infatti da tempo dell’autonomia politica e nell’Osttirol le tasse sono più basse rispetto all’Italia, anche se per esempio la manodopera costa di più. Inoltre, il territorio bellunese è soggetto a vincoli ambientali e urbanistici stringenti che rendono ancora più difficile lo sviluppo e la vita in montagna».