Lettera aperta a Tosi, il lucido Tafazzi

Gentile Flavio Tosi,

visto che la Lega Nord ormai non è più solo del Nord ma manifesta disinvoltamente a Roma, glielo chiedo in romanesco azzardando un “tu”: ‘a Flavio, ma che stai a fa’? In realtà lo sa benissimo, e mi sa che lo sappiamo anche noi.

Ricapitoliamo. Per le regionali alle porte in Veneto, l’ultimo sondaggio Swg dà uno stacco fra il ricandidato leghista Luca Zaia e la sfidante Alessandra Moretti del Pd di ben il 18%. Lega e lista Zaia sarebbero al 49%, lasciando la Moretti al 31%. Vero è che pure quest’ultima sta preparando una sua lista civica, e alle amministrative le civiche riescono sempre a rastrellare consenso (mediatico, fiduciario, clientelare), com’è vero che la campagna elettorale è stata cominciata, in sordina, solo dall’Ale versione Dotmedia, con tutto un elettorato ancora da raggiungere e attivare. Ma la Lega parte con un vantaggio che solo un autolesionista potrebbe buttare dalla finestra con litigoni in piazza.

E’ esattamente quel che sta facendo Lei, signor sindaco di Verona e segretario “nathional” dei leghisti veneti. E’ il Tafazzi della Lega. Sempre che Lei sia ancora in Lega. La solfa che una civica a Lei intestata sarebbe un valore aggiunto, non regge: la politica segue le regole dell’algebra, non dell’aritmetica. Non è detto che abbondare, che aggiungere, che aumentare porti più voti. La verità è che Lei, con premeditazione, già da tempo è fuori dal suo stesso partito: sia perché persegue, legittimamente, un suo percorso di affermazione personale (la fondazione “Ricostruiamo il Paese” con cui se n’è andato in giro per l’Italia a tastare il terreno come possibile candidato nazionale di centrodestra), sia perché le sue posizioni non c’entrano nulla con la linea di Salvini. Che ha avuto il merito, dal vostro punto di vista, di riportare in auge un Carroccio che era ridotto ad un carretto.

Il bello è che Lei, agli albori, era posizionato proprio lì, su idee che una volta si sarebbero chiamate di estrema destra (ma è di estrema destra la sovranità nazionale, o voler porre limiti alla globalizzazione finanziaria?). Il suo legame a doppio filo con il mondo dei “neri”, rigoglioso a Verona, lo facevano guardar male a certi ambienti leghisti, Bossi in primis, che di tutto si può accusare, tranne che di non essere un antifascista. Si beccò pure le sue belle denunce e condanne per istigazione all’odio razziale (anche con motivazioni grottesche: un giudice ignorante e fazioso scrisse che Lei si rifaceva al “differenzialismo” di scuola debenoistiana, che sarebbe un nome mascherato per razzismo: sciocchezze). Oggi, di leghista le è rimasto al massimo l’attaccamento a ordinanze comunali particolarmente odiose (a Verona non si può mangiare un panino all’aperto davanti ai monumenti), per il resto, fra famiglie gay, morbidezza quasi sinistrorsa sull’immigrazione, e un filo-europeismo da loden montiano, se passasse col Pd, o con qualche frattaglia o passera centrista, nessuno si accorgerebbe della differenza. Perciò il “suo” Salvatore Papadia che, letta l’intervista a Lorenzo Fontana su Vvox, lo accusa sull’Arena di oggi di essere «un ingrato», attesta invece, senza che ce ne sia bisogno, quanto Lei abbia “cambiato verso”.

Ma lasciamo perdere le idee: si sa che nella politica “democratica” sono l’ultima cosa a cui pensare, che sono strumenti e non fini. Esaminiamo piuttosto la logica del Suo comportamento. Visto che non ce la fa a piazzare in qualche modo, con una lista sua o inserendoli in quella di Zaia, uomini suoi – perché qui sta tutto il quibus della vicenda, una lotta di potere e di poltrone – e se anche riuscisse, in così poco tempo, a mettere in piedi una sua candidatura contro Zaia, cosa farebbe dopo? Sia che Zaia vinca ugualmente, sia che perda a favore della Moretti (che a questo punto ce la farebbe non per meriti suoi, ma per demeriti vostri), in Lega sarebbe un uomo morto, e così com’è messa Forza Italia a breve non avrebbe nessuno sbocco decente, a parte inabissarsi a Verona. Punta a diventare l’homo novus del centrodestra moderato, in alternativa a Salvini? Progetto a lunga scadenza, di incertezza pressocché totale, una X scritta sulla sabbia.  Ma è esattamente quello che voleva e pianificava Lei da tempo. Un disegno neo-moderato pensato per stoppare, più che Zaia, Salvini. Non è che quest’ultimo che spinge Lei a uscire dalla Lega, come erroneamente titola qualche giornale: è Lei che sta facendo di tutto per de-leghistizzarsi.

Tosi, con l’età Lei ci è diventato proprio democristiano. Nel senso peggiore del termine. Perché i veri grandi democristiani, a parte saper conciliare gli opposti, meditavano le proprie mosse tenendosi sempre aperta una via d’uscita, preparando un piano B. Lei sta andando à la guerre comme à la guerre senza paracadute, o sperando nell’ennesimo Grande Centrino. In ogni caso, alla fine della fiera, da giornalisti cinici diciamo: se si riaprisse la partita politica sul Veneto (decisiva come test della leadership di Salvini in tutta la destra, fra l’altro), ci annoieremmo di meno. Ma se fossimo leghisti, saremmo incacchiati di brutto.