«Ora Italia pagherà debito greco»

Claudio Borghi Aquilini (responsabile economico Lega Nord e candidato governatore per la regione Toscana) qual’è il risultato politico dell’accordo tra la Grecia e l’Unione europea?

«Il risultato al momento, al netto delle solite formule politichesi, è sostanzialmente nullo».

È un pareggio tra UE e Atene?

«No. Vi spiego: il risultato è nullo rispetto a chi pensava che ci sarebbero stati stravolgimenti, cambiamenti epocali. Invece, tutto è andato secondo un copione già scritto».

Cosa intende?

«Intendo dire che il nuovo premier ellenico, Alexis Tsipras, si sta adeguando diligentemente ai diktat: quindi farà recupero crediti in nome e per conto della Germania».

Tsipras non ha mantenuto le promesse della campagna elettorale?

«No. Ma tutto sommato si sapeva che sarebbe andata così. Guardi: Tsipras farà lo stesso mestiere che in Italia ha già fatto Mario Monti a partire dal Novembre 2011 e che ora sta portando avanti Matteo Renzi. Che poi, parliamoci chiaro, è lo stesso mestiere svolto in Spagna: vale a dire più tasse per far rientrare la Germania dei suoi crediti».

E come ha fatto Angela Merkel a convincerlo?

«Beh, ma non bisogna sorprendersi. Tsipras ha realizzato quello che mi aspettavo e in effetti ha ripetutamente assicurato alle diplomazie europeee che non aveva alcuna intenzione di uscire dall’euro. No a caso, per inciso, ho sempre detto che avrei votato Alba dorata, seppur a malincuore. Ma accantonando immediatamente l’ipotesi di abbandonare la moneta unica il potere negoziale dell’esecutivo ellenico con la Germania è diventato nullo e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, ha avuto gioco facile».

Per i cittadini greci in vista ci sono ancora rigore e austerity o cambierà qualcosa?

«No, non cambia assolutamente nulla per i cittadini greci. Semmai, cambia, e in negativo, per i cittadini italiani».

Vuol dire che paghiamo noi per riparare i danni di altri?

«Si, perchè in una maniera o nell’altra, dovremmo sporsare, a livello europeo, circa 7 miliardi di Euro di nuovi crediti. E questo vuol dire, per gli italiani, 1,5 miliardi di prestiti a fondo perduto. Attenzione, in questo senso siamo gli unici a rimetterci: guadagna la Germania ovviamente e anche la Francia. La posizione anomala, insomma, è quella dell’Italia costretta a un altro doloroso sacrificio. Quel che è assurdo, in particolare, è il trasferimento fiscale tra regioni povere. Di fatto, togliamo risorse ai nostri disoccupati per darle ai cittadini greci: è come se, in Italia, si chiedesse alla Calabria di pagare per tenere in piedi la Sicilia».

Atene avrebbe dovuto battere i pugni sul tavolo di più? Ma come?

No. Non dovevano battere i pugni sul tavolo, ma arrivare con un’alternativa in mano: ci date i soldi o usciamo dall’euro! L’ipotesi che la Grecia pensava di avere, cioè negoziamo il debito, è stata immediatamente stoppata dalla Bce che ha fatto subito sapere che avrebbe tagliato i fondi col risultato che i bancomat greci sarebbero rimasti vuoti.

L’uscita dall’euro proposta dalla Lega per l’Italia è un percorso migliore anche per la Grecia?

«Ricordiamo che la Grecia non è l’Italia e che quindi dovrebbe sopportare forti disagi per i drastici tagli di fondi: se sparisce questo sussidio, possono stampare tutti i soldi che vogliono ma avrebbero difficoltà, non c’è dubbio. Anni fa avevo suggerito che la Grecia avrebbe dovuto uscire dall’euro e che si sarebbe dovuto dare il via a una sorta di piano Marshall in modo da consentirle di stare in piedi da sola. Diverso è il discorso per l’Italia, un paese che paga».

E ora per la Grecia è troppo tardi immaginare l’addio alla moneta unica?

«Non è mai troppo tardi perchè la libertà e la democrazia non hanno prezzo. Pure in mezzo a disagi, un equilibrio è sempre possibile. Se è stato trovato un aggiustamento per l’Islanda, si può fare anche in grecia, ma come tutte le malattie se si lasciano andare troppo avanti le cure diventano troppo invasive».

Claudio Borghi Aquilini
“L’unica opzione per la Grecia era l’uscita dall’euro. Adesso a pagare il conto saremo pure noi italiani”
Intervista di Francesco De Dominicis
Libero
24 febbraio 2015