Uno chef ‘stellare’ per Samantha

Cosa mangia Samantha nello spazio
Samantha Cristoforetti è l’attuale star dell’aeronautica italiana. Giunta a metà del suo soggiorno nello spazio, la sua alimentazione viene curata, tra gli altri, da Stefano Polato, chef padovano responsabile dello Space Food Lab di Argotec, che sul cibo ‘spaziale’ ha le idee molto chiare (e guai sennò). “Partire da una scelta oculata degli ingredienti è sempre buona norma. La fibra, per esempio, rallenta il tempo di assorbimento degli zuccheri assunti. Da questo concetto si può comprendere che l’indice glicemico sarà maggiore in un cereale raffinato anziché nell’analogo in versione integrale. Bisogna aggiungere, inoltre, che i metodi di una cottura modificano ulteriormente l’indice glicemico finale del piatto”.

Temperatura e tempo di cottura sono fattori determinanti per il controllo dell’indice glicemico, che aumenta in modo proporzionale rispetto a questi due parametri. Questo è uno dei motivi per cui la cottura a vapore, come altre tecniche altrettanto delicate, è da preferire rispetto ai metodi più invasivi e aggressivi. Argotec ha tenuto conto di tutto questo anche nel menu di Samantha Cristoforetti, la cui missione Futura, lo ricordiamo, nasce da un accordo tra ASI, ESA e Aeronautica Militare. «Si pensi, per esempio, alla termostabilizzazione – continua lo chef di Monselice –che ci ha permesso di portare in orbita prodotti con proprietà organolettiche pressoché inalterate sino a due anni e mezzo dalla produzione. Temperatura e tempo sono stati due parametri importantissimi, la cui ottimizzazione ha richiesto molti mesi di studio da parte del nostro team di nutrizionisti e tecnologici alimentari. A questi valori, aggiungerei anche la scelta della pressione adeguata. La loro giusta combinazione ci consente di conservare al meglio colore, gusto e consistenza degli alimenti. In questo modo, abbiamo offerto a Samantha un bonus food di alta qualità anche fuori dai confini terrestri».

Tutto cominciò nel 2007
Il 27 ottobre 2007 alle ore 14,00 (ora italiana), sulla Stazione internazionale orbitante raggiunta dal modulo 21 di costruzione italiana – sul quale c’era anche l’astronauta italiano Pietro Nespoli con le pietanze suggerite dall’Accademia Italiana della Cucina e approvate da Nasa, Asi ed Esa ed in particolare da Russel Romanella , direttore della Stazione spaziale internazionale – venne servito il menu che poi fu ripetuto, a terra sul nostro pianeta, a Palermo in Villa Niscemi.
Gli eleganti saloni accoglievano il numeroso pubblico che aveva partecipato alla premiazione di Emanuele Viscuso, Delegato di Miami, per la realizzazione del primo convivio accademico spaziale.
Grazie a lui è stata scritta la prima pagina di storia nuova dell’alimentazione degli astronauti, non più intesa come sopravvivenza biologica a base di pillole e liofilizzati ma quale momento conviviale di gusto e relax utile per l’alimentazione e per trascorrere una pausa distensiva all’insegna della cucina italiana. Il menu: crema di olive, patè di pomodori secchi, parmigiano reggiano, provolone piccante, cracker, tortellini al formaggio, fettuccine in bianco, minestrone, linguine in brodo, risotto alle verdure, asparagi, verdure miste grigliate, melanzane al pomodoro, fagiolini e funghi, patate dolci e per finire ricci di mandorle siciliani.