Muos, bacchettata siciliana per Gemmo

C’è un forte retrogusto vicentino nella vicenda che ha portato alla bocciatura del Muos. Secondo il Tar della Sicilia infatti il sistema di comunicazioni militari voluto dalla marina Usa a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, e che vede l’impresa berica Gemmo tra i principali soggetti coinvolti nella costruzione, se realizzato, sarebbe dannoso per la salute.

In realtà il collegio dei giudici amministrativi composto dal presidente Caterina Criscenti, nonché da Maria Cappellano e Luca Lambertie, aveva emesso il suo verdetto già il 13 febbraio. Ma la polemica in Sicilia è riesplosa in queste ore quando alcuni quotidiani isolani hanno attaccato frontalmente il governatore Rosario Crocetta, in quota centrosinistra, accusandolo, tra le altre, di avere tenuto nei confronti della vicenda un atteggiamento ondivago: opponendosi al Muos in prima battuta, ma cambiando opinione in seguito. Ma soprattutto la tensione si è resa palpabile quando, sempre in queste ore, si è diffusa la notizia per cui l’impianto militare sia tutt’ora attivo pur a fronte dello stop delle toghe.

Sul piano strettamente tecnico giuridico la partita si è giocata principalmente sulla mancanza di elementi che dimostrino la non pericolosità della struttura specialmente in tema di campi elettromagnetici. Ma anche sulla carenza delle autorizzazioni in materia ambientale e paesaggistica. Un passaggio rispetto al quale i magistrati sarebbero stati particolarmente rigorosi.

L’intera vicenda però ha un risvolto politico. Anzitutto ci sono le proteste mai sopite dei comitati No Muos in relazione alle servitù militari delle strutture statunitensi in Italia. Una protesta che in passato si scatenò anche a Vicenza all’epoca della costruzione della Ederle bis. In parallelo però negli anni l’attenzione si è anche spostata sugli intrecci tra politica e imprese. È del 2011 la polemica al vetriolo sui finanziamenti, regolarmente registrati peraltro, che l’ex governatore di centrodestra Raffaele Lombardo, ricevette dal Gruppo Gemmo tre anni prima. Tra i più critici nei confronti dell’ex numero uno della giunta regionale ci fu il reporter e scrittore Antonio Mazzeo, il quale anche nel capoluogo berico puntò la sua attenzione sulla Gemmo, una delle imprese più importanti del cosiddetto sistema Galan, parlando di una vera e propria «Vicenza connection». Ora la partita comunque è destinata a ritornare, anche, su un terreno giuridico. Non è ancora chiaro se la regione farà ricorso al Consiglio di Stato o se comunque il provvedimento dei magistrati di primo grado verrà in qualche modo impugnato, quanto meno non nel merito ma per sospenderne gli effetti.