Iperlavoro e doping cerebrale, il caso Modafinil

Il fenomeno è ormai tanto diffuso quanto discusso in Gran Bretagna, anche se le radici dello stesso affondano negli Stati Uniti grazie ad una serie di studi risalenti a una decina di anni fa. La questione riguarda il Modafinil, un farmaco commercializzato nei primi anni 2000 che su prescrizione medica viene somministrato per trattare la narcolessia. Assunta con un dosaggio diverso da quello prettamente farmaceutico, però, questa sostanza funziona come una vera e propria droga.

Ecco spiegato il coinvolgimento del mondo degli studenti e dei giovani nel caso Modafinil. Non è una novità l’uso (e abuso) di stimolanti tra gli universitari allo scopo di aumentare le funzioni cognitive. Uno studio interessante condotto dal professor McCabe per l’Institute for Research on Women and Gender dell’Università del Michigan, analizza una serie di questionari somministrati tra il 2003 e il 2013 agli studenti del quarto anno. I risultati parlano chiaro: il divario tra prescrizione medica e uso non medico degli stimolanti è aumentato negli ultimi 10 anni. Ad aver subito un’impennata è dunque il numero di studenti che assumono farmaci nootropi, stimolanti appunto, senza una vera prescrizione medica rispetto a quelli che acquistano il farmaco su ricetta.

Sorge spontaneo chiedersi come sia possibile procurarsi un prodotto che, in realtà, dovrebbe essere acquistabile unicamente su indicazione del medico curante. Spesso, purtroppo, basta un semplice click su uno dei numerosi siti internet a disposizione per ordinare un blister di pillole “intelligenti”. Anche questa è una delle conseguenze della modernità. C’è chi la chiama “democratizzazione della scienza”.

Il fatto è che il Modafinil, a differenza di altri farmaci simili alle anfetamine come il Ritalin, usato soprattutto nei bambini come terapia per il deficit di attenzione e iperattività, ha effetti collaterali che, fino ad ora, sono risultati essere molto blandi. Ciò è forse giustificato anche dal fatto che non esistono, a oggi, studi di lunga durata che analizzino dettagliatamente i danni potenziali dovuti all’uso non medico di questa sostanza. Le prime sperimentazioni del farmaco riguardano, infatti, test condotti sui militari americani. La comprovata efficacia e la parvenza di minimi effetti indesiderati hanno fatto sì che il Modafinil finisse per diventare nel giro di poco tempo un aiutino in più per manager, professori di importanti college, studenti e non solo.

Quei giovani che poco più di trenta o quarant’anni fa provavano l’LSD per uscire dagli schemi, in un contesto socio-culturale che aveva portato a grandi eccessi e grandi cambiamenti, e quelli che negli anni Ottanta si lasciavano tentare da qualche pasticca di ecstasy trascinati dalla ricerca di emozioni forti nei rave party o nei festini privati sono l’incarnazione di una evidente connessione tra il momento storico, politico e sociale contingente e l’effetto delle sostanze in voga. Il Modafinil non fa eccezione.

I giovani universitari che ne fanno uso dicono di sentirsi più produttivi, più attenti, meno sensibili alla fatica mentale. La necessità sembra proprio essere quella di sopperire al senso di produttivismo che sta sempre più pervadendo il mondo dei giovani.  Un’ansia generalizzata di prestazione che ben si correla con la crisi economica e il crollo delle certezze anche all’interno di quelle professioni un tempo definite “sicure”. Più ore di veglia, più pagine studiate, più testi elaborati, più concetti memorizzati, più risultati, più lavoro – più angoscia.

Ma non sempre il “di più” è sinonimo di successo. C’è chi ha lasciato l’università a vent’anni, e poi ha creato Facebook. Che abbia preso del Modafinil?