Incalza “veneto”, occhio al Tav

L’ingegner Ercole Incalza, il dominus dei lavori pubblici, di nuovo arrestato (nella foto dietro al sindaco di Vicenza, Achille Variati, e al ministro Maurizio Lupi). Stupiti? Dovrebbero essere stupiti le anime belle tutte ricolme di ottimismo a prescindere, soprattutto  dislocate lungo la direttrice Brescia-Verona-Padova. Costoro, ammaliati dalle veline dei consorzi di costruzione, dalla mala coscienza sviluppista di sindaci, nella migliore delle ipotesi ignoranti, o collusi nella peggiore, a braccetto con studi d’ingegneria di triste memoria, concorrono all’assassinio di territori, economie locali, finanza pubblica.

Ma chi è Incalza? Vecchio socialista pugliese, era il collaboratore del fu ministro Prandina. Fu rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta per i Mondiali ’90 e sulla stazione fantasma di Villa Chiara. Una stazione e una linea da costi spropositati usata per 8 giorni durante le gare che si svolgevano allo Stadio Olimpico. Furono spesi 40 milioni di euro, ma oggi nemmeno i binari ci sono più: solo un bar e un negozio. Alla fine, come succede sempre, non pagò nessuno. Il 7 novembre del 1998 la magistratura di Perugia denunciò un inquinamento nelle attività dei magistrati di Roma. L’operazione fu chiamata Little Tower e vennero arrestati 9 persone, tra le quali un giudice romano, Giorgio Castellucci, il potentissimo banchiere Pacini Battaglia e appunto l’ingegner Incalza, ex amministratore della Tav Spa.

“Ercolino sempre in piedi” è anche colui che il 15 ottobre 1991, in qualità di amministratore delegato di Tav, firmò le sei convenzioni per la progettazione esecutiva e la costruzione delle tratte ad alta velocità. I tre soggetti firmatari erano Fiat e aziende controllate da Eni e Iri che costituiranno i consorzi. Incalza è stato consigliere di vari ministri dei trasporti: Lunardi (Forza Italia), Matteoli (An-Pdl), e ora Lupi (Ncd). Lunardi riunì il ministero dei trasporti e quelle dei lavori pubblici chiamandolo ministero delle Infrastrutture. Sempre Lunardi lo nominò nel Consiglio di amministrazione della metropolitana più ridicola e inutile d’Italia, quella di Parma, città di Lunardi. Progetto poi annullato per revoca dei finanziamenti, ma con costi operativi pari a 30 milioni di euro pagati da pantalone. A carico di Incalza poi c’è il filone d’indagine sulla linea Tav che attraversa Firenze. E’ stato per anni dirigente chiave per i finanziamenti al sistema del Mose, punto di riferimento per l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati.

Incalza è a capo della struttura di missione del ministero delle infrastrutture su nomina del ministro Lupi. Nell’agosto scorso, dopo 12 anni dall’approvazione del progetto preliminare, viene rilanciata l’alta velocità tra Brescia e Verona. Lo stesso avviene dopo 9 anni sul tratto Verona-Padova. Progetti che complessivamente costano oltre 10 miliardi di euro con uno spaventoso aumento, in 4 mesi, di 2106 milioni di euro. Un progetto senza alcuna verifica di un beneficio sociale netto e con la scientifica certezza che saranno i contribuenti a pagare.

Il Presidente del Consiglio può anche aver nominato Cantone all’Autorità Nazionale Anticorruzione e può varare il piano nazionale anticorruzione, ma non servirà a nulla se poi il ministro pro-tempore nomina soggetti con trascorsi giudiziari gravi a capo di strutture strategiche. Non a caso questo Paese ha un costo stimato da corruzione pari a 60 miliardi di euro (Relazione Parlamento XXVII del 2 marzo 2009). L’Italia é al 72° posto su 174 paesi nella “Corruption Perception Index” di Trasparency International 2012. Infine, per la Banca Mondiale nel “Rating of Control of Corruption” siamo agli ultimi posti in Europa, con un trend che evidenzia un costante peggioramento nel decennio 2001/2011.

Questo è il risultato di quel cancro devastante costituito da imprenditori affaristi, giornalisti velinari e politicume insulso e senescente. Vorrei concludere citando le parole di due procuratori della Corte dei Conti: «la corruzione da fenomeno burocratico/pulviscolare a fenomeno politico–amministrativo sistemico» (Relazione anno giudiziario 2013) e «i costi immediati o diretti, costituiti dall’incremento della spesa dell’intervento pubblico: c’è una lievitazione dei costi strisciante e una lievitazione straordinaria che colpisce i costi delle grandi opere, calcolata intorno al 40%» (Procuratore Nottola della Corte dei Conti nella valutazione del Rendiconto Generale dello Stato Esercizio 2011). Alla fine, tra aumento dei costi e mancata gara europea, il progetto alta velocità Verona-Vicenza-Padova aggrava i conti pubblici di circa 2040 milioni di euro. Attualissime le parole di Tacito nel Libro III degli Annales: “moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto”, corruptissima republica plurimae leges.