‘Ndrangheta a Venezia, investigatori al lavoro

Dalle costole dell’inchiesta «Aemilia» (protagonista il boss Nicolino Grande Aracri detto “Mano di gomma”) è uscita una serie di spunti investigativi che da settimane è al vaglio di numerosi inquirenti tra Veneto e Friuli. La prima domanda che gli inquirenti si sono posti riguarda la ditta di costruzioni Faecase, di Caorle nel Veneziano. Come mai una piccola ditta nata sulle sponde del Livenza viene prescelta come capofila per la realizzazione di un grande parco eolico con annesso sito produttivo in Calabria, per il quale c’è l’aspettativa per un copioso contributo della Ue rispetto ad una iniziativa che sfiorerebbe un giro d’affari d’una sessantina di milioni di euro? Quali sono le proprietà immobiliari interessate in quel di Soave nel Veronese?

La pista investigativa da battere è ampia. In tanti hanno cominciato ad analizzare pezzetto dopo pezzetto un puzzle le cui tessere sono sparse in grande quantità fra Calabria e Emilia, ma anche in Lombardia e appunto nel Veneto. Fra queste ce n’è una che ha incuriosito gli investigatori. La Faecase infatti per anni ha potuto fare affidamento su bilanci non certo da colosso del settore; conti assai poco floridi giacché a fine 2010 la srl faceva registrare una perdita di 80.000 euro. Eppure pochi mesi appresso, all’improvviso, la maggioranza assoluta del pacchetto azionario, un abbondante 90%, viene rilevata (o meglio, viene schermata) da una società fiduciaria assai conosciuta nel Nord Italia, la Consulfiduciaria di Milano. Presidente del consiglio di amministrazione della prestigiosa società è il commercialista veronese Stefano Dorio, membro fondatore del prestigiosissimo studio associato scaligero «Mercanti Dorio & Associati». Ma c’è di più. Dorio è stato l’advisor per la fusione dell’aeroporto di Verona e quello di Venezia. A benedire l’operazione furono il sindaco di Verona Flavio Tosi, oggi al centro di una durissima disputa politica col suo ex partito, il Carroccio, e il patron dell’aeroporto lagunare Enrico Marchi, numero uno della società per il controllo delle aerostazioni, la Save.

Dorio ha già messo le mani avanti. In una recente lettera aperta inviata al blog del giornalista Gianni Belloni spiega che Consulfiduciaria non possiede quote di Faecase, ma che la titolarità delle quote medesime è in capo ad altri: «Al pari di ogni altra società fiduciaria, gli acquisti, in particolare di partecipazioni, sono effettuati su mandati ricevuti da clienti che ne divengono gli effettivi proprietari, essendo attribuita alla società fiduciaria solo una legittimazione a disporre in conformità alle indicazioni vincolanti del proprio mandato. In concreto, nessuna partecipazione intestata a Consulfiduciaria è di sua proprietà ma il “titolare effettivo” è un soggetto che ha conferito un mandato di intestazione fiduciaria». Ovviamente i rappresentanti di Consulfiduciaria si guardano bene dal rivelare chi siano i veri padroni di Faecase.

Se è vero infatti che lo schermo delle fiduciarie impedisce al cittadino comune di conoscere l’elenco dei fiducianti, ovvero degli intestatari reali della partecipazione, altra storia invece è quella dei controlli effettuati dalle autorità preposte. Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza possono con un clic scoprire i veri proprietari, a meno che non ci siano società filtro off shore o comunque di diritto straniero. E allora le cose si complicano.

Così in questo scenario un altro quesito si è materializzato all’orizzonte. Poiché il board di Faecase su La Nuova Venezia si è immediatamente affrettato a smentire ogni collegamento con le indagini di cui parla la stampa, come mai la proprietà ha sentito la necessità di occultarsi dietro una fiduciaria ovvero dietro lo schermo garantito dalla legge 1966 del 23 novembre 2009? E ancora, sempre La Nuova Venezia parla di un ex amministratore della Faecase in questi termini: «La Faecase ha sede a Caorle allo stesso indirizzo di Claudio Casella, che nell’inchiesta emiliana non emerge in alcun modo, primo amministratore della Faecase e attuale titolare della Caorle Investimenti srl, società promotrice del contestato progetto del Villaggio delle Terme. Secondo le denunce di due consiglieri comunali di Caorle e dell’Osservatorio ambiente e legalità, la messa in discussione del progetto, nel dicembre del 2013, ha scatenato pesanti minacce nei confronti del sindaco e degli stessi consiglieri fino ad essere oggetto di un’inchiesta da parte della magistratura antimafia di Trieste».

Il quotidiano veneziano non fa altro che ricordare la denuncia resa pubblica dall’Osservatorio per la legalità di Venezia, il quale proprio in relazione alla lottizzazione Villaggio Terme (in foto una veduta di Caorle) aveva parlato di intimidazioni di tipo mafioso e addirittura di minacce di morte. Presunte minacce che sarebbero comnciate in terra friulana e che avrebbero spinto i magistrati dell’antimafia triestina ad aprire un fascicolo. Della vicenda, rispetto alla quale avrebbe assunto informazioni dirette anche il prefetto veneziano Domenico Cuttaia, preoccupato da una eventuale escalation in termini di presenza mafiosa in terra veneta, si stanno occupando molto anche i quotidiani e i blog meridionali, specialmente in Calabria.

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