Permira vende, Hugo Boss torna in Veneto

Giovanni Tamburi e i Marzotto «blindano» Hugo Boss. Permira vende il suo ultimo 12% nella casa di moda tedesca e la boutique milanese della finanza arrotonda la sua quota (comprata di recente). Ma così rafforza la presa sulla griffe, mentre il grosso di quel 12% è finito in mano a investitori istituzionali, polverizzato tra tanti fondi di investimento e risparmio gestito. Con il loro 8%, anche se frutto di due operazioni distinte, gli italiani sono di fatto tornati a essere gli azionisti di riferimento di Hugo Boss.

Un mese fa il marchant banker del lusso e la famiglia veneta Marzotto si erano alleate per prendersi la maison tedesca, sborsando 550 milioni di euro. Adesso si chiude il cerchio. Hugo Boss che era di proprietà della famiglia Marzotto, ritorna a Valdagno dai vecchi proprietari. E in più imbarca anche la banca d’affari milanese, ormai vera kingmaker del lusso in Borsa. Dagli uffici di Via Pontaccio, i banchieri di Tip non hanno voluto commentare l’indiscrezione.

L’ingresso di quella che è stata ribattezzata la «strana coppia», ossia il “Re delle Pmi” di Borsa (ma ormai convertito appunto alla moda e al design) e gli eredi del Conte Gaetano (il ramo di Luca e Gaetano Jr., della dinasty nata nell’800, quelli della Zignago Vetro) coincide con l’addio definitivo di Permira. Il fondo paneuropeo, uno dei big del private equity (in Italia guidato da Fabrizio Carretti) aveva ereditato la griffe tedesca con l’acquisto di Valentino nel 2007, poi venduta tre anni fa. Adesso incassa un assegno da quasi un miliardo. In dettaglio la Red&Black, la scatola del fondo Permira IV, ha collocato sul mercato un totale di 8,4 milioni di azioni, ultima tranche in portafoglio, pari al 12%. Gongola Carretti, che ha fatto fruttare ai suoi investitori un ritorno pari a circa 2,2 volte il capitale versato. Questo ultimo round per la cessione sul mercato del residuo pacchetto è avvenuto a un prezzo di 113 euro per azione, con un incasso per il fondo nell’ordine dei 950 milioni di euro.

Questo era uno dei più grossi investimenti del fondo che non abbandona la moda, ma continuerà ad investire in marchi del lusso. Hugo Boss, che ha un fatturato di 2,7 miliardi e una redditività lorda di 600 milioni, faceva parte del pacchetto di brand del lusso dentro a Valentino Fashion Group, che il fondo Permira comprò otto anni fa dalla famiglia Marzotto: ma non il ramo di Luca, bensì quello di Andre Donà dalle Rose che aveva creato un polo del lusso sotto la regia di Antonio Favrin. All’epoca, pagarono una cifra-monstre: era l’apice della bolla della finanza. Molti allora puntarono il dito contro l’operazione monstre di Permira: pagava oltre 3 miliardi di euro con multipli mai visti prima. Si gridava alla bolla speculativa e quella su Vfg fu l’ultima grande scalata a leva del private equity in Italia. Dopo, arrivò la crisi. E il mercato non è più (secondo alcuni fortunatamente) risalito a quei livelli.

Se con l’affondo su Hugo Boss i Marzotto sono tornati protagonisti nel lusso, e hanno riportato in Veneto la griffe, anche per Tip la mossa segna uno spartiacque: è il quarto “colpo grosso” nel lusso dopo Eataly (la boutique del cibo), il design di iGuzzini e i piumini Moncler. Per anni Tamburi è stato una sorta di talent scout di Piazza Affari:a lui si deve la «scoperta» Interpump e Datalogic. Poi, il salto di qualità, con Prysmian. Ora, con Hugo Boss, la consacrazione definitiva.

Il Sole 24 Ore
18 marzo 2015

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