Zaia, Tosi e Moretti: chi vi paga le spese?

Una campagna elettorale è un Superbowl di promesse, annunci e solenni farloccate. E’ così da sempre, in una certa misura ci sta, lo sanno tutti e così fan tutti. Però ci sono anche dei limiti. Specie se parliamo dell’argomento più tangibile ed enumerabile del mondo: la grana. In Veneto: gli schei. Perciò quando il presidente uscente della Regione, il leghista Luca Zaia, comincia la sua, di campagna, e lo fa proprio su questo tema, toccando il tasto della trasparenza pubblica di chi la grana ce la mette, allora noi ci segniamo tutto come un impegno che, da parte sua come dei suoi avversari, vorremo vedere mantenuto alla lettera. Anzi, fino all’ultima cifra.

Zaia ha messo due paletti: 1) i soldi, per lui e per i candidati consiglieri del suo fronte, dovranno arrivare «dai candidati» stessi o dai loro «familiari, o comunque da persone a loro direttamente riferibili: niente contributi dai privati, men che meno dai grandi gruppi industriali»; 2) i suoi sfidanti più danarosi, cioè Alessandra Moretti del Pd e il suo ex compagno di partito Flavio Tosi (il grillino Jacopo Berti, sotto questo punto di vista, non fa testo: non c’è pericolo che riceva bonifici dall’establishment imprenditorial-finanziario), «dicano chi li finanzia», come farà lui – dice – prima delle elezioni, nonostante non vi sia obbligo di legge. Invito insidioso ripetuto dal capogruppo della Lega in consiglio regionale, Federico Caner, rimandando al caso dei finanziamenti alle scorse europee della Moretti, che Veneto Vox ha rivelato a gennaio con tanto di nomi e cognomi di imprenditori famosi (alcuni dei quali molto “pesanti”, essendo legati al “sistema Galan” come gli Altieri, o imputati per evasione fiscale come Matteo Marzotto). Sul primo punto, una prima verifica diciamo a occhio nudo sarà possibile andando a contabilizzare via via il volume di cartellonistica, post sui social, video, spot televisivi, inserzioni sui giornali, staff vari, eccetera. Se, come ha detto lui stesso, solo per spedire a due milioni di famiglie un depliant si spendono 220 mila euro, capirete che, per quanto benestante possa essere Zaia, lui e famiglia non ce la faranno mai.

Perciò non appare per nulla strano quel che, perfidamente ma veridicamente, ha dichiarato Tosi, e cioè che la Lega Nord, come partito, aveva già deciso di contribuire alla lista spese di Zaia con 700 mila euro, metà dalla cassa federale e metà da quella regionale. Tosi, dal canto suo, raccoglierà fondi grazie alla sua fondazione, “Ricostruiamo il Paese”, chiamando a far colletta i “Fari” sparsi per l’Italia. La Moretti non risulta che beneficerà di chissà quali aiuti economici da parte del Partito Democratico. Ma parte sicuramente avvantaggiata sul piano dei privati facoltosi. Finanziatori delle europee a parte, non è più un mistero per nessuno che una parte consistente dell’imprenditoria veneta, prima schierata col centrodestra, punti su di lei e sul renzismo in versione local, e a suon di milioni – repetita iuvant: milioni. Di qui il guanto di sfida di Zaia, che da parte sua, birichino, ha il vantaggio di essere il governatore in carica, e di poter dunque contare sulla comunicazione istituzionale (se prima era un’alluvione di comunicati e note, ora sarà uno tsunami).

Una sfida che tutti dovrebbero accettare, facendo coming out su quanto hanno speso, come hanno speso e chi li ha supportati per tempo, possibilmente non un giorno prima delle elezioni, ma nell’ultimo mese, quando il rush finale convince gli indecisi e sposta l’esito del voto. Purchè nessuno bari, magari pubblicando solo il quanto, e magari pure a spicchizi e bocconi, e non il chi (adducendo la scusa della privacy: ma quale privacy, se un singolo e privato cittadino vuole sostenere il suo beniamino, firmi una liberatoria che certifichi l’orgoglio del suo sonante appoggio, altrimenti si tenga in saccoccia i denari – questo dovrebbero dire e fare dei candidati seri e coerenti). Qui, sugli schei, si parrà la vostra credibilitate, cari sfornatori di promesse.