Il piacere del gusto ha la sua musa

Si è sempre saputo che le muse, protettrici delle arti e delle scienze, erano nove, figlie di Zeus e di Mnemosine. E invece ecco comparire la decima musa: Gastarea, protettrice della gastronomia cantata da Matilde Serao nell’articolo scritto a Napoli nel 1878 intitolato: Alla decima musa”. Si è parlato di una decima musa molto più recentemente a proposito del cinema e della fotografia assunte ad arte. Ma leggendo l’articolo della Serao troviamo la descrizione del mercato di Napoli alla vigilia di Natale. Pian piano si viene magicamente trasportati nei vicoli della Pignasecca o in quelli di Antignano, e le carni esposte “che fanno mostra di sé in maniera sfacciata”, le verdure e i frutti fortemente colorati, le ceste piene di alghe e di argentei pesci quasi vivi, le vetrine dei pasticceri “pieni di quanto vi è di più gentile e di più fine, di più elegante” mi balzavano incontro in una festa, in un ballo alla musica delle grida dei venditori, dei commenti dei compratori, dei lazzi degli scugnizzi, sempre presenti. Così quasi sognando, trasportati dalle parole di donna Matilde, si giunge alla sorprendente conclusione del brano: “ E’ in questo sublime volo lirico che finisce lo splendido dono dedicato dai napoletani alla decima musa: Gasterea”. Eccola la decima musa: Gasterea o Gastarea, a presiedere ai piaceri del gusto.

Vien da pensare che fosse un’invenzione della Serao ma poi, approfondendo l’indagine, si scopre che la paternità di Gasterea era da attribuirsi nientemeno che a Brillat-Savarin, il grande gentiluomo illuminista, magistrato e letterato francese che, nella sua “Filologia del gusto”, novello Zeus, aveva generato quasi un secolo prima la decima musa, Gatserea, ritenendo a ragione la gastronomia un’arte e perciò degna di avere anche lei come le serelle, la sua musa. Ecco come la immagina e la descrive l’autore francese: “Essa presiede ai piaceri del gusto. Potrebbe pretendere il dominio dell’Universo, perché l’Universo non è nulla senza la vita e tutto ciò che vive si nutre. Si compiace in modo particolare dei colli su cui fiorisce la vigna, di quelli che sono profumati all’arancio, dei boschetti ove matura il tartufo, dei paesi che abbondano di selvaggina e di frutta. Quando si degna di mostrarsi, appare sotto l’aspetto di una fanciulla: la sua cintura è color fuoco, i capelli sono neri, gli occhi azzurri e le sue forme sono piene e graziose… essa è soprattutto divinamente bella … “

E’ quindi giusto che Gastarea non vada né trascurata né dimenticata, ma che, al pari di Calliope, Clio e le sorelle, sia esaltata e la sua protezione invocata non solo agli inizi dei trattati di gastronomia ma anche dagli chef che si cimentano oggi, con le loro particolari invenzioni, in quest’arte.