Acqua virtuale, impatto reale

Beviamo 2 litri di acqua al giorno, ma ne consumiamo 4.000 per mangiare. Questo contenuto “invisibile” è dato dall’acqua virtuale, ovvero il volume di acqua impiegato durante il processo produttivo degli alimenti. L’acqua che consumiamo è molta di più di quanto crediamo. Non riusciamo a percepirla come tale perché è acqua che letteralmente “mangiamo”, poiché contenuta in maniera invisibile nel cibo che consumiamo.
Siamo abituati a dati che riportano per l’Italia un consumo di acqua pro capite di 152 metri cubi annui contro i 100 della Spagna, 110 del Regno Unito, 73 dei Paesi Bassi, 57 della Germania. Questi dati non sono sbagliati, ma riflettono un consumo che è solo parziale. Stime come queste prendono in considerazione solo l’acqua che materialmente scorre tra le nostre mani e che utilizziamo per usi domestici (bere, cucinare, lavare etc.). La verità è un’altra: c’è anche un’acqua invisibile che consumiamo ogni giorno e in quantità molto ingenti. E’ l’acqua virtuale.
La maggior parte dell’acqua che utilizziamo è infatti quella che mangiamo, cioè l’acqua contenuta (anche se in maniera non visibile) in qualsiasi cibo che arriva sulla nostra tavola dopo aver passato le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione. In ognuna di queste tre fasi l’acqua ricopre un ruolo fondamentale come input di produzione sia diretto sia indiretto, cioè destinato rispettivamente ad uso finale o intermedio.

Quanta acqua si consuma per produrre ciò che mangiamo
Qualche esempio: in una tazzina di caffè si nascondono 140 litri d’acqua, 120 litri in un uovo, 2.400 in un hamburger (Allan 2011 ). L’acqua che consumiamo è, dunque, molta di più di quella che vediamo. Da ciò deriva la definizione, coniata da Tony Allan, come acqua virtuale, cioè l’acqua contenuta in modo invisibile nei beni e servizi di cui usufruiamo quotidianamente. Il contenuto di acqua virtuale (misurato in litri d’acqua coinvolti nella produzione di un bene o servizio) è maggiore nei prodotti alimentari, soprattutto quelli di origine animale.
Il concetto di acqua virtuale è quindi fondamentale non solo per comprendere la nostra dipendenza da sistemi idrologici anche molto lontani da noi, ma serve inoltre a capire  l’impatto che le nostre vite, le nostre attività e scelte giornaliere hanno su di essi.
Il futuro dell’acqua e la sostenibilità dei modelli alimentari, vengono studiati da Marta Antonelli e Francesca Greco in “L’acqua che mangiamo”. La nuova geopolitica della scarsità di acqua (Edizioni Ambiente, 2013), trova in Expo Milano 2015 uno spazio di discussione e confronto, anche con il contributo delle case history proposte dai Paesi partecipanti.

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