Muore scrittore Galeano, Baggio: «sono sconvolto»

«Sono triste, diciamo pure sconvolto, non me l’aspettavo proprio. Provo stupore e immensa tristezza, lo ricordo come una persona di grande spessore umano, oltre che come un campione della letteratura». Così Roberto Baggio commenta la notizia della morte dello scrittore uruguayano Eduardo Galeano. Nella sua  opera dal titolo “Splendori e miserie del gioco del calcio”, Galeano si profuse in un elogio del calciatore vicentino: «Il suo calcio possiede un mistero: le gambe pensano per conto loro, il piede spara da solo, gli occhi vedono i gol prima che questi si materializzino. Tutto Baggio è una gran coda di cavallo, che avanza scacciando la gente in un elegante andirivieni. Gli avversari lo aggrediscono, lo mordono, colpiscono duro. Baggio porta messaggi buddisti scritti sotto la sua fascia di capitano. Buddha non gli evita i calci ma lo aiuta a sopportarli».

«Non lo conoscevo personalmente, ci avevo parlato solo al telefono e mi ero reso subito conto di avere a che fare con una persona geniale – ha rivelato l’ex campione -. Non me l’aspettavo di finire in un suo libro. Fu il mio procuratore di allora, Vittorio Petrone, a dirmi che ero finito in una sua pagina. Per me è stato un grande onore, un privilegio assoluto, essere accostato a personaggi di altissimo prestigio». Baggio, infatti, è stato schierato in un ideale campo, metafora della vita, in mezzo a personaggi così diversi tra loro, ma uniti da quel filo conduttore che è il pallone: Salvador Allende, Humphrey Bogart e poi Henry Kissinger, Pier Paolo Pasolini, Marilyn Monroe, Karl Marx, Benito Mussolini, René Higuita e Adolf Hitler.