Veneto Banca: Vincenzo “sette-vite-come-i-gatti” Consoli

Assemblea soci, il dg storico esce vincitore su tutta la linea (a differenza di Zonin)

POLTRONE SUPER-ATTACK
Veneto Banca ha superato decisamente meglio della Banca Popolare di Vicenza le forche caudine dell’ultima assemblea dei soci col sistema di voto capitario (in soldoni: chi ha 1 milione di euro d’azioni vale quanto chi ne ha per 10 mila euro). Il trauma del passaggio in Spa per decreto ha reso sì il raduno di ieri a Volpago del Montello un’arena di protesta contro il management accusato di aver ipervalutato il valore delle azioni (dovendole di colpo rimpicciolire da 39,50 euro a 30,50), ma non ne ha fatto traballare le sedie. Il direttore generale Vincenzo Consoli, il Grande Imputato essendo stato amministratore delegato e vero reggitore della banca, ne é uscito indenne: non ha dovuto dichiarare di fare un passo indietro, come invece ha fatto il presidente della Popolare berica, Gianni Zonin.

FAVOTTO&ZONIN, LA STRANA COPPIA
Eppure la sua posizione, e quella dell’ex presidente Flavio Trinca, è ben peggiore: é indagato per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, e a carico suo e del vertice parzialmente rinnovato un anno fa c’è una bella sfilza di j’accuse, dalla poca trasparenza all’aereo comprato per far viaggiare i dirigenti, dai crediti facili agli ex amministratori (e al parlamentare forzista Denis Verdini, uno che fra l’altro ha un casellario giudiziario lungo così) all’acquisto di una villa in Sardegna intestata alla moglie di Consoli da un’immobiliare sepolta dai debiti (vedi l’ultimo numero dell’Espresso in edicola), fino, chiaramente, al bilancio più nero della storia di Montebelluna, con 968 milioni di rosso. Pur tuttavia, il 91% dei votanti ieri ha ridato fiducia al dg e al presidente Favotto. Che già l’altro ieri aveva già fatto altrettanto chiaramente intendere che di fusione con BpVi non se ne parla, e l’aveva fatto dalle colonne del Giornale di Vicenza (sottolineato: di Vicenza, in casa di Zonin), quando ha dichiarato, placido e olimpico, che dopo neanche una settimana dall’assemblea vicentina non ricordava (sic) di essersi sentito con Zonin («Ho giornate di 20 ore, dovrei controllare sul cellulare») e che ciò nonostante lui, col suo omologo berico, «si sente spesso, abbiamo come punto d’incontro l’orto botanico di Padova: la palma di Goethe, le foglie del caffè arabico, le banane dell’Amazzonia. Le nostre sono conversazioni ampie». Così ampie ed esotiche da non trattare l’argomento “fusione”, evidentemente.

QUADRATA LEGIONE
Da parte sua, Consoli non si è limitato a snocciolare numeri e a cercare di trincerarsi dietro di essi per difendersi, un po’ come ha fatto il dg della Popolare vicentina Sorato. I numeri, si sa, sono la cosa più maneggevole di questo mondo. No, lui ha affrontato i piccoli soci così frontalmente e sicuro del fatto suo da esternare frasi come «vi sono solidale» e «mi duole il cuore». Non facendo una piega rispetto a chi gli ricordava la buona uscita da 3,5 milioni di euro nel trasferimento da amministratore delegato a direttore generale, o lo stipendio complessivo di 900 mila euro. Spudoratezza? Può darsi. Ma soprattutto certezza di avere le spalle coperte. Da chi? Dai grandi soci, dagli industriali trevigiani (Zoppas, Tomat ecc) e non (Amenduni) che hanno fatto quadrato, avendolo sempre considerato un loro uomo. E questa è una differenza capitale con Zonin, che era, ma ancor più si comportava, come il dominus assoluto della banca, in una regale solitudine da autarca.

BPVI SNOBBATA
Intendiamoci: i problemi restano sopra, e non sotto il tappeto (a cominciare dalla meritocrazia nei risultati, che gli imprenditori spesso predicano più che praticare). Lo “stand alone”, restare così, soli contro l’universo, non è un’opzione percorribile nel lungo termine, e neppure nel medio. La Rotschild é chiamata a studiare le prospettive future per restare sul mercato ch’è diventato europeo, non per chiudersi e marcire nella Marca trevigiana. Ma ha ragione Favotto quando dice che «Veneto Banca non è una donna che non trova marito». Lo stesso non si può dire, allo stato, della Banca Popolare di Vicenza, che attendeva col fiato sospeso l’esito della giornata di ieri. E che oggi appare come una zitella scornata e decaduta dopo aver evoluito come gran dama altezzosa nella high society delle quote azionarie finto-democratiche. E oggi drammaticamente illiquide. Con la beffa di un Consoli che si prende una rivincita storica su Zonin.