Quagliato, una casa che è più d’un museo

Aperta al pubblico l’abitazione dell’artista suicidatosi nel 2012

CASA-VETRINA
Da molti anni a Vicenza, al civico 144 di contrà Porta Santa Lucia, ha attratto l’attenzione dei passanti una vetrina aperta sopra una scena affascinante, quella di una sala abitata da forme umane in bronzo, legno, terracotta: l’umanità creata da Nereo Quagliato si offriva così alla città, in un dialogo ideale. Abitazione, studio di progettazione, laboratorio e infine spazio espositivo prospiciente la strada: questa casa ha rappresentato lo specchio perfetto di Quagliato, dove si è riflessa l’intera sua vicenda, artistica e umana.

INQUIETUDINE
Spirito inquieto, fortemente critico di sé e insieme dell’ambiente locale, di certe pochezze che da sempre ne segnano la difficile evoluzione, l’artista ha intessuto un rapporto affettivo spesso conflittuale con la sua Vicenza. Come altre personalità di rilievo, ne ha ricevuto plauso e rifiuti, soffrendo e protestando quando le sue opere, pur richieste e volute per la loro classica armonia e l’impatto sicuro, non venivano convenientemente comprese e rispettate. Ma la storia di questa città è fatta anche di tali contrasti, caratterizzandosi in special modo  per le scelte di quanti l’hanno amata combattendone aspramente le manchevolezze, e che tuttavia hanno deciso di rimanere a farne parte fino alla fine.

RINASCITA
Quanto tragica sia stata l’improvvisa scelta suicida di Quagliato è cosa nota. Ora, a più di due anni di distanza, sedato finalmente il vociare delle maldicenze che hanno accompagnato la sua morte e spenta l’eco delle pubbliche lodi di circostanza, anche sulla vetrina di Porta Santa Lucia sembrava sceso il silenzio.
Invece la compagna dell’artista, Monica, superando difficoltà e timori con l’aiuto di alcuni amici, si è impegnata a riallestire in maniera nuova lo spazio, dove si alterneranno in mostra le molte creazioni lasciate dallo scultore. Non sarà un museo, sebbene la targa all’esterno lo indichi come tale, quanto piuttosto un punto di riferimento per chi desideri rivedere queste creazioni per approfondire la conoscenza dell’arte di Quagliato, o semplicemente avvicinarsi ad esse liberamente, per apprezzare le fiorenti immagini femminili in bronzo o le colonne lignee sapientemente sbozzate per divenire figure umane, tutto quel mondo di tradizionale bellezza cui egli ha costantemente guardato con convinzione e passione.

SALOTTO APERTO
Per un giorno alla settimana sarà dunque possibile entrare nell’eccezionale salotto e riaprire un colloquio che pareva concluso. Perché, se gli artisti vivono quanto le loro opere, in questo caso è particolarmente auspicabile che ciò avvenga. Vicenza dovrebbe rispondere all’invito di Monica, ad iniziare dagli amici colleghi dei quali, a partire dall’ottobre 2012, si sono perse le tracce. Né va taciuto il problema principale riguardante la collezione, il rischio di dispersione di un patrimonio artistico non irrilevante; tra i nomi che hanno costruito la cultura vicentina del Novecento, quello di Nereo Quagliato non è certo l’ultimo.
Sarebbe auspicabile una concreta riflessione in proposito, da parte di chi di dovere e potere: a Vicenza si vaniloquia da anni gioiosamente di bellezza e armonia… Oppure convien pensare ad altro, considerando sufficiente la sepoltura nel Famedio cittadino, invero trascuratissimo?