Profughi, nelle caserme solo in caso emergenza

Si riaccende la questione sulla disponibilità a concedere le caserme dismesse per ospitare l’arrivo di nuovi profughi in Veneto. Il vertice svoltosi in settimana, presieduto dal prefetto di Venezia Domenico Cuttaia, non ha sciolto completamente i dubbi, eppure l’indicazione che arriva dal ministero degli Interni sembra andare proprio in questa direzione, nonostante le proteste della quasi totalità dei sindaci.

Carlo De Rogatis, viceprefetto a Belluno, e un tempo a Treviso, interpellato dal Mattino di Padova, su questo punto è stato chiaro: la posizione del Viminale sulla questione resta la stessa, ossia, che in futuro si potrà sistemare i migranti anche nei vecchi siti militari, ma solo se saranno assegnati al Veneto altre migliaia di profughi, ossia in caso di «emergenza estrema», e a discrezione dello stesso ministero dell’Interno.

In totale i siti militari adeguati e individuati come possibili scelte sono due in provincia di Padova: a Vigodarzere e a Bagnoli di Sopra, due nella Marca trevigiana: la caserma Serena a Treviso e l’ex sito militare di Susegana.  A Venezia la sola ex caserma di San Donà sarebbe idonea, mentre a Belluno si potrebbe utilizzare il sito a Pieve di Cadore. Nessun vecchio sito militare è stato giudicato adeguato invece nelle provincie di Rovigo, Vicenza e Verona.

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