Verona, multe anti-prostitute illegittime

Annullare una multa anti-prostituzione? È accaduto a Verona. Un giudice di pace è intervenuto sulla legittimità di una multa data ad un automobilista per violazione del regolamento di polizia urbana. Infatti, dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato l’ordinanza del sindaco Flavio Tosi del 2009, l’amministrazione scaligera aveva inserito una norma specifica anti-prostituzione nel regolamento di polizia urbana. Il malcapitato automobilista era stato beccato mentre «concordava prestazioni sessuali con persona che per l’atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento, ovvero per le modalità comportamentali, esercitava l’attività di meretricio» a bordo della propria vettura. L’automobilista, deciso a fare ricorso, ha ottenuto l’annullamento della sanzione di 516 euro perchè secondo il giudice di pace veronese le norme del regolamento di polizia urbana non possono essere contrarie alla legge e soprattutto non possono ledere il principio di libertà.

In poche parole la sentenza dice che «nessuna legge vieta (e per converso, quindi, ammette) l’attività di meretricio; di contro, nessuna legge autorizza l’Autorità amministrativa a poter disporre della sessualità dei singoli e nessuna legge conferisce a essa il potere di regolamentare la prostituzione». L’avvocato Annamaria Alborghetti, presidente emerito della camera penale padovana, sottolinea l’inadeguatezza del regolamento «Esistono problemi molto seri legati alla prostituzione, come quello dello sfruttamento e della tratta, ma in generale le iniziative in questo campo dei sindaci sembrano finalizzate unicamente all’esigenza di dare un’immagine del “facciamo qualcosa”».