Terremoto Nepal, veneti in salvo

Arrivano anche le testimonianze dei veneti dal Nepal devastato dal terremoto. Una tragedia che, dagli ultimi aggiornamenti, ha causato la morte di oltre 2000 persone, con 5000 feriti, anche se l’ufficio dell’Onu sul posto calcola che i nepalesi colpiti siano circa sei milioni e 600 mila. Dalle informazioni reperibili stanno tutti bene, anche se hanno trascorso alcune ore di grande paura i vicentini, bellunesi e trevigiani che si trovano nel Paese asiatico, chi per alpinismo, chi per lavoro.

Un gruppo numeroso di alpinisti vicentini e veneti avevano raggiunto il Nepal il 6 aprile per effettuare una spedizione sull’Everest-Lhotse. Una volta effettuata la scalata si sono divisi in due gruppi , uno con l’organizzatore ancora nel campo base e un altro che era già sceso nella capitale, Kathmandu, che in questi giorni era particolarmente affollata per un festival religioso, in procinto di tornare. Fra questi anche il parroco di Asiago, don Roberto Bonomo, che ieri è riuscito a comunicare a casa solo con un messaggio via WhatsApp: «Probabilmente dormiremo per strada, ma stiamo tutti bene».

Del campo base della spedizione invece, che si trova a circa 5300 metri, secondo i racconti non resta più nulla, spazzato via dal terremoto. «La situazione è tragica, metà campo base non c’è più. Molti i morti e i feriti in gravissime condizioni. Servirebbero gli elicotteri, ma l’intero Nepal è nel caos. La paura è stata tanta, ho visto un pezzo della montagna venir giù, non potete nemmeno immaginare».