Treviso, Puppi “el Greco”: «Le mie mostre? Anti-reazionarie»

Lo storico dell’arte presenta la mostra in programma a ottobre alla Casa dei Carraresi

Chi s’interessa all’arte ha letto con indubbio piacere la conferma che ad ottobre si aprirà alla Casa dei Carraresi di Treviso la mostra “El Greco in Italia. Metamorfosi di un genio”, dedicata alla giovinezza di Dominikos Theotocopoulos, giunto a metà Cinquecento dall’allora veneziana isola di Creta, il quale  vive tra Venezia e Roma anni intensi prima di scegliere la Spagna come residenza definitiva.
Ne sarà curatore Lionello Puppi, uno dei massimi storici dell’arte del nostro tempo. L’esposizione aggiunge un’imperdibile tessera al suo grande mosaico di studi sul Rinascimento veneto, interrompendo inoltre l’inspiegabile silenzio sul maestro cinquecentesco, che perdura in Italia da più di un trentennio. L’opinione del professore è in proposito chiara: «Il sovrano disinteresse della compagine degli storici dell’arte italiani per tutto quanto possa essere accaduto al di là dei confini di casa è faccenda nota, per non dire leggendaria. Ciò spiega anche la trentennale distrazione degli studi da quel Dominikos Theotocopoulos che si confiderà ai posteri come il Greco per antonomasia. L’ultimo appuntamento rilevante con il Maestro risale a più di trent’anni fa, alla mostra “Da Tiziano a El Greco” a Palazzo Ducale a Venezia, curata da Rodolfo Pallucchini, quasi un testamento del nostro studioso. All’estero però le ricerche e il dibattito sono proseguiti vivacissimi».

Quale El Greco proporrà la mostra di Treviso?
Verrà messo in luce l’enigmatico tumultuoso decennio, 1567-1576, nel corso del quale, tra Venezia e Roma, il giovane “sgourafos” venuto da Creta si trasforma in protagonista assoluto della pittura europea occidentale, nel crepuscolo abbagliante del Rinascimento, facendosi profeta della Modernità. Sin dal lontano 1963 ho continuato ad occuparmi di questo periodo decisivo, ma al tempo stesso poco conosciuto dell’attività del Theotocopoulos. La mostra si fonda sugli esiti originali di ricerche suffragate da vari documenti, su ipotesi nuove volte a colmare una lacuna che sarebbe stata imperdonabile. I capolavori del Greco, convocati a Treviso da mezzo mondo, si confronteranno con quelli degli artisti che il giovane Maestro accosta e che lo stimolano, dai tardo-bizantini e veneto-cretesi fino a Tiziano, Tintoretto, Michelangelo, e non solo. E’ italiana, eminentemente veneta, la formazione di Dominikos: il quale ne è consapevole, tanto da mantenere anche in terra spagnola il soprannome di Greco, datogli a Venezia.

Come nasce questa mostra?
Dalla combinazione di circostanze fortunate. La Fondazione Cassamarca di Treviso, preoccupata di rilanciare la sua sede storica con un progetto culturale d’alto livello, interviene decisamente quando sono in vista per questa mostra trattative con il Louvre, con l’Art Institute di Chigago, con l’Imperial Accademia di Belle Arti di Pietroburgo. Tengo a precisare che si tratta di un’iniziativa privata che utilizza spazi privati, senza la spesa di un soldo di pubblico denaro. Il mio plauso va tutto a chi ha avuto la sensibilità e l’intelligenza di farsene carico, proprio mentre naufragava il tentativo del Comune di aprire gli spazi di Santa Caterina, sede del nuovo Museo civico, ad un evento dai contenuti rimasti misteriosi.

Si è detto che l’operazione rappresenta una sfida al “nemico” Goldin, che avrebbe dovuto firmare la sua mostra a Santa Caterina nello stesso periodo, saltata per l’opposizione della società civile trevigiana.
Sciocchezze. La sfida è invece ai principi del mercato, che ha sostituito il concetto di valore con quello di prezzo; e soprattutto alla convinzione stantia e reazionaria che siano da evitare manifestazioni “difficili”, che trattano in maniera problematica l’arte e il suo rapporto con la storia. Tutte le mie esposizioni provano il contrario.

Le sarebbe piaciuta la Basilica Palladiana a Vicenza come sede dell’esposizione?
Una mostra a Vicenza, io? E sul Greco? Anche se quest’ultimo non solo visitò Vicenza, ma conobbe Palladio e forse lo ritrasse. In realtà l’indimenticabile Licisco Magagnato, tanti anni fa, mi aveva indicato come curatore di una mostra dedicata a Bartolomeo Montagna. Oggi però, quando gli spazi fossero liberati dagli attuali ingombri, preferirei progettare e curare un’esposizione sulla e dentro la Basilica, di cui si continua colpevolmente a tacere il sapiente restauro.

Professore, l’obliosa Vicenza tace volentieri su cose e persone di cui dovrebbe essere orgogliosa. Ad iniziare da Lionello Puppi, come ben sappiamo…

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