Industria veneta, appello alla politica

Meno sette punti percentuali nel Pil e meno dieci punti nella domanda interna tra il 2008 e il 2014. E nella graduatoria della competitività in Europa la Lombardia stacca il Veneto di cinquanta posizioni. Questi i numeri impietosi su cui si focalizza l’attenzione degli industriali veneti, una preoccupazione che sembra non essere stata raccolta dai candidati alle Regionali nei loro programmi. «Mi aspettavo un confronto più serrato su materie che avranno un impatto determinante sulla vita di tutti noi. E non escludo che questo possa avvenire prima della fine della campagna elettorale», commenta prudente Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Veneto, sul Sole 24 Ore.

Se la politica elude il confronto diretto sui temi concreti, gli industriali non si tirano indietro criticando partiti e classe dirigente. Due sono infatti i principali documenti programmatici che hanno presentato in questi mesi. Il primo due settimane fa, dal titolo “Il manifesto del nuovo manifatturiero”. 30 pagine con cui gli industriali del Veneto elencano gli interventi da attivare entro il 2020: un nuovo politecnico, 50 nuovi musei, 500 start up, 300 Comuni (anziché 581), due miliardi di investimenti, cinque nuovi dottorati industriali. Il secondo documento era stato invece presentato il 12 marzo da un gruppo di economisti, imprenditori e liberi pensatori (Aldo Bonomi, Paolo Gubitta, Sandro Boscaini, Filiberto Zovico e Marina Salomon). L’idea portante di “Torniamo a competere” è quella di una macro-regione tra Veneto, Friuli e Trentino-Alto Adige. Proposte queste sostenute a parole da tutti i candidati ma che nel confuso clima elettorale, e in assenza di una chiara volontà politica, rischiano di rimanere solo slogan sulla carta.

 

Tags: ,

Leggi anche questo