Tangenti, Grandi opere venete bloccate

Gli scandali del Mose di Venezia, dell’Expo di Milano e del Sistema Incalza hanno dato il colpo mortale alle Grandi opere venete. Se il Passante di Mestre è stato ultimato in soli tre anni la Pedemontana Montecchio-Spresiano rischia di slittare al 2020. Tutto il resto è fermo: la Tav sulla linea Brescia-Verona-Padova, la terza corsia dell’autostrada Venezia-Trieste, il prolungamento a Nord della Valdastico fino a Rovereto, la nuova Valsugana, la Mestre-Orte o Romea commerciale, la Nogara-Mare e la Pedemontana, l’unico cantiere avviato. A decidere sarà il ministro Graziano Delrio, che dopo aver sostituito Maurizio Lupi alle infrastrutture, ha tagliato da 50 a 25 le Grandi opere in Italia.

Cancellate le autostrade, restano i treni dell’alta velocità. 4 dei 10 miliardi per la Tav Brescia Verona-Padova sono già stati sbloccati, e anche a Vicenza la Tav procede senza intoppi, con la nuova stazione in fiera e l’interramento dei binari a Campo Marzo. Il tracciato della Venezia– Trieste è da definire con le comunità locali. Ma sotto la regia del Sistema Incalza gli appalti sono esplosi, e l’alta velocità italiana è diventata la più cara d’Europa con un costo medio al km di 32 milioni contro i 10 di Francia e Spagna. Proprio a causa del gap delle infrastrutture il Veneto è sprofondato di 30 posizioni nella classifica della competitività Ue.