Veneto, i 4 dell’astensione selvaggia

Manca un mese al voto delle regionali. La partita si gioca fra gli elettori non fidelizzati. Che sono di quattro tipi

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Questa campagna elettorale per la Regione Veneto è un vero mortorio. La ragione c’é: in attesa di sguinzagliare i candidati consiglieri delle innumeveroli liste collegate (si fa per dire: pochi schei, e spesso poca professionalità politica di tanti che s’improvvisano cercatori di voti), ogni candidato governatore ha finora lanciato segnali di esistenza al proprio elettorato di riferimento, per mobilitarlo (qui gli ultimi sondaggi). Il leghista Zaia ai leghisti e ai suoi ammiratori come buon amministratore (fama in parte usurpata, nel senso che ha realizzato poco, anche se forse meglio concludere poco che concludere al modo di Galan); la democratica Moretti al Pd, e a chi è passato al centrosinistra deluso da Zaia e orfano di Galan (ma sono soprattutto i grandi e medi imprenditori, con grande influenza sui media da loro controllati, ma che numericamente non sono decisivi); il neo-centrista Tosi al suo bacino privilegiato, e pressocché unico, il Veronese, e a quanti in Lega non mandano giù il “nazionalista” Salvini; il grillino Berti ai grillini; gli indipendentisti, Morosin in testa, ai suoi.

A parte Tosi che per emergere è costretto a punzecchiare, e infatti punzecchia, l’ex compagno di partito Zaia, non si sono visti attacchi personali (la politica oggi è match fra persone, le idee sono un pretesto, i programmi dei pezzi di carta), né si sono visti scontri significativi su grandi temi. E a Zaia, che deve difendere il posto di governatore, tutto sommato è andata anche bene così: la sua strategia di apparire più uomo di amministrazione e leader locale, quasi civico (anche qua: sbugiardato da Salvini, che ha messo tutti e due i piedi in Liga Veneta nella bega interna con Tosi), si è giovata dell’appeasement generalizzato. Ma in quest’ultimo, decisivo mese prima del voto, stare al di sopra della mischia rischia di non pagare.

Il presupposto da focalizzare è, diciamo, tecnico-elettorale. Non essendoci un secondo turno di votazione, nell’unica tornata del 31 maggio si deciderà il vincitore. L’elettore ha un solo colpo in canna. Ora, a fare la differenza sarà la massa, davvero ingente, dell’astensione (data fra il 30 e il 40%) composta di astenuti storici, astensionisti critici, indecisi cronici e incerti stitici. Quattro categorie da analizzare una per una.

1) ASTENUTI STORICI: costituiscono la percentuale fisiologica di cittadini che si sentono poco o punto cittadini, e che a votare non ci vanno regolarmente, come prassi igienica. Qualunquisti, menefreghisti o indifferenti, questi non li smuovi neanche entrandogli in casa con un carroarmato. A meno che, all’ultimo minuto, un candidato non ne spari una talmente grossa, e di efficacia demagogicamente nucleare, da attirare la loro attenzione e scucire un voto di rapina, anzi: d’inbonimento. Stile Berlusca che promette l’abolizione dell’Ici, ricordate? In ambito regionale, però, miracoli non se ne possono promettere. L’unico sarebbe la secessione dall’Italia, ma i primi a non crederci sono proprio i veneti, o la gran maggioranza di essi.

2) ASTENSIONISTI CRITICI: consistono nella fetta di popolazione che alle urne non si porta non per inconsapevolezza, ma per troppa consapevolezza. Sono una minoranza dell’astensione, ma ci sono. Li convinci solo e unicamente con proposte forti, possibilmente realizzabili, e coerenti. Ma la coerenza è la virtù che un politico non ha, e di norme non deve avere. Tosi era l’assessore-ombra della sanità di Zaia, Zaia era il vice di Galan, la Moretti era il megafono telegenico di Bersani: ditemi voi se ce n’è uno coerente. L’unico, fra i quattro principali sfidanti, è Berti. Bella forza: non ha un passato politico.

3) INDECISI CRONICI: è la marea grigia di chi, vuoi per poca informazione (o anche per troppa: l’overdose provoca rigetto), vuoi per un’offerta poco chiara o interessante da parte dei contendenti, non sa a che santo votarsi, e l’uno vale l’altro. Con costoro ci si gioca praticamente tutto, per i concorrenti del concorsone elettorale. Sono loro, quelli da acchiappare. Ma finora, nulla è stato fatto, se non qualcosina dall’arrembante Moretti, con quel suo piglio aggressivo (e castigato, cioè contenuto, dai dobermann della renziana Dotmedia, onde evitare alre figure barbine, da estetista, per intenderci), che dovrebbe attirare, o almeno colpire, i distratti e coloro che sono sensibili a priori alla parolina magica del “cambiamento” (senza peritarsi, in genere, di capire se sia vero o falso, insomma se sia vero cambiamento o uno scioglilingua per fessi istituzionalizzati, quali sono gli elettori più sprovveduti).

4) INCERTI STITICI: scuserete il termine non elegante, ma rende l’idea di colui che ha già in testa un’alternativa fra due opzioni, ma resta in mezzo al guado. Lo si conquista in dirittura d’arrivo, e infatti l’ultima settimana di campagna è sempre la più importante. Immaginiamo che Tosi alzerà molto il tono, la Moretti non ne parliamo, Berti escogiterà qualche iniziativa per uscire dal sostanziale anonimato in cui è stato finora, mentre l’incognita è Zaia: presenterà in carta pregiata, algidamente, l’elenco delle cose fatte (e di quelle non fatte), o cannoneggerà anche lui qualche missile?

E’ sull’astensione che si deciderà l’esito di queste regionali. Non dimenticatelo neanche voi, elettori.

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