Venezia, Kenya si ritira da Biennale

Il governo del Kenya ha ufficialmente ritirato la propria partecipazione alla 56esima Esposizione della Biennale di Venezia. Lo ha reso noto oggi Paola Poponi, Commissario del Padiglione del paese africano. La decisione sembra essere di fatto provocata dal fiume di polemiche sul web degli ultimi mesi relative non solo alla nazionalità degli artisti invitati a esporre alla mostra (una sola keniota, 6 cinesi e un italiano) e su presunti interessi politico-economici tra il Kenya e la Cina, da cui la mostra è finanziata.

«Sono piovute addosso falsità e sciocchezze sia sugli artisti che su di noi organizzatori -denuncia la Poponi – «se il governo keniota ha sconfessato se stesso è una banderuola: per metterlo in crisi sono bastate 500 firme e una petizione per il ritiro dall’esposizione su internet». In ogni caso la mostra, incentrata sul tema dell’identità e della maschera, si farà ma senza bandiera del Kenya e senza il logo della Biennale, perché gli spazi sull’isola di San Servolo sono stati già pagati e tutto è ormai pronto. «Ho invitato artisti cinesi di altissimo livello e per giunta lontani dall’entourage politico del loro Paese – spiega il curatore della mostra Sandro Orlandi Stagl- , quindi respingo categoricamente ogni accusa su possibili interessi economici da parte della Cina. Il Kenya ha dato la possibilità a questi artisti cinesi di esprimersi, in queste mostre partecipano artisti internazionali che non devono essere espressione del Paese che li ospita, ma essere in grado di confrontarsi con il mondo intero».

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