Massacro in Kenya, niente polemiche su Padova

Studenti al Bo ricordano Garissa. Il video fa discutere

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Un mese fa, 148 studenti sono stati uccisi all’interno del campus universitario di Garissa in Kenya da terroristi appartenenti ad Al-Shabaab. A Padova, nel cortile dell’Università al Bo, simbolo dell’istruzione nella città patavina, corpi stesi, immobili e silenziosi di studenti poco più che ventenni hanno dato vita ad un’iniziativa che prova, con rispetto, a ricordare il terribile giorno della strage. Un modo per non dimenticare. «L’informazione deve essere di tutti, non solo di una certa parte del mondo», sottolinea una studentessa nel video. Già in lontananza risuonano le polemiche dell’ormai inflazionato “Je suis Charlie”.

Qualcuno richiama al diritto di sentirsi sicuri, all’università, luogo di cultura, di libertà e accoglienza. Altri rimandano allo spirito cristiano, sentendosi partecipe di un lutto per una strage di matrice religiosa.
E se nel web c’è già chi non apprezza il termine “performance” dato alla manifestazione, come si evince da un articolo apparso su Panorama in relazione all’uso del termine da parte di Paolo Giordano sul Corriere della Sera, o chi sottolinea come l’uso della fotografia e la riproduzione della scena siano immagini troppo forti e inadatte allo scopo, se ancora c’è chi specula sulla scelta della location che sembra distogliere l’attenzione dal significato più profondo e non certo laico del gesto jihadista, forse è semplicemente giunto il momento di fermarsi un attimo e riflettere. Anzi: meglio tacere. Al di là delle critiche, dell’ammirazione e dei dubbi che ha suscitato l’idea di Silvia Giralucci e del fotografo Enrico Bossan.

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