Padova, immigrazione: «da vescovo solo slogan»

«Cara Eccellenza, non parlo per slogan ma per dati: diventano rifugiati politici e viene riconosciuto loro questo status solo al 15% di quelli che arrivano». A dirlo l’assessore comunale all’edilizia pubblica Fabrizio Boron, rivolgendo una nota dai toni polemici al vescovo di Padova, mons. Antonio Mattiazzo, che ieri aveva rivolto un invito al mondo della politica di mettere da parte gli slogan xenofobi riguardo al problema dei profughi. «Gli altri non sono né rifugiati, né profughi, né necessariamente persone con delle buone intenzioni – dichiara l’assessore -. Infatti la gran parte scappa e delinque o spaccia. Cosiddetto profugo era il liberiano che alcuni giorni fa, a Padova, ha ucciso un suo connazionale. Cosiddetti profughi o richiedenti asilo sono gli spacciatori che quotidianamente le forze dell’rrdine, l’arma dei carabinieri e la polizia locale fermano nei pressi della Stazione, dell’Arcella e in altre zone della città».

«Come accogliamo queste persone? – si chiede Boron – Ci indichi lei una soluzione concreta oltre a quello che è solo uno slogan:”accoglienza per tutti”». A Padova la questione profughi si è riaccesa dopo che una cooperativa sociale, guidata da don Luca Favarin, ha messo a disposizione di un gruppo di profughi un appartamento in una zona centrale della città, con qualche mugugno da parte di residenti e commercianti che temono nuovi arrivi. Il sindaco Massimo Bitonci ha lanciato ieri l’idea di una raccolta di firme contro l’ospitalità di migranti in case private.

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