Morosin e Busato, doppia corsa del Leon

Indipendenza Veneta e VenetoSì: confronto fra i candidati indipendentisti

Alle elezioni regionali venete il tema dell’autodeterminazione è il core business di Indipendenza Veneta e VenetoSì, due formazioni che si contendono l’elettorato cosiddetto indipendentista. Ed è in questa chiave, sotto forma della intervista doppia, che Vvox.it ha sentito i leader dei due schieramenti. Nell’ordine Alessio Morosin di Indipendenza Veneta e Gianluca Busato di VenetoSì.

Quale è il vostro stato d’animo a meno di un mese dal voto? Quale è il sentimento prevalente fra i veneti?

MOROSIN
Lo stato d’animo è ottimo. La risposta sul territorio è straordinaria. In giro per la regione teniamo incontri tutte le sere e le sale sono strapiene. La gente è curiosa, vuole conoscere i nostri progetti. Fra i quali quello di volere rendere il consiglio regionale un parlamento veneto costituente. Dico di più, l’istituto Demos di Ilvo diamanti ha spiegato che oggi il 58% dei veneti è favore di un Veneto indipendente e sovrano. L’anno scorso eravamo al 53%. Ora un conto è porre la questione in astratto, un conto è porla nel contesto di una campagna elettorale. Ad ogni modo il nostro consenso è in ascesa. Anche perché la nostra proposta è realistica, razionale e di buon senso. A fronte di uno stato che non ha più il nervo per effettuare un vero cambiamento. La nostra rivoluzione è per via istituzionale non in modo anarchico, nei gazebo.

BUSATO
Tra i nostri attivisti e fra i nostri simpatizzanti c’è un entusiasmo crescente. Abbiamo un database politico strutturato e i nostri indicatori dicono che il nostro consenso guarda decisamente verso l’alto. Il nostro compito è quello di fare in modo che tale consenso si traduca in voti: in ragione della nostra azione politica e della nostra capacità di comunicare idee e progetti che ci stanno a cuore. Ad ogni modo le nostre aspettative sono improntate all’ottimismo.AlessioMorosin

Il vostro movimento che scelta di campo ha fatto? Correrete da soli o alleati con qualcun altro rinunciando ad un vostro candidato presidente. E perché?

MOROSIN
In coerenza con la nostra battaglia, Indipendenza Veneta si presenta da sola e con Alessio Morosin, ovvero col sottoscritto, quale candidato alla presidenza della regione. Detto questo noi saremmo stati disposti ad allearci con chicchessia pur di portare avanti il progetto che ci siamo dati ovvero l’autodetermianzione del Veneto. Ma da parte di tutti gli altri abbiamo notato solo la volontà di confondere i cittadini sul tema dell’autonomia. Un esempio? La Moretti, candidata del Pd parla della necessità di rilanciare l’autonomia. Poi in Parlamento il suo Pd cerca di approntare una norma costituzionale che riduce le autonomie regionali. Ad ogni modo le nostre istanze sono le stesse dei Catalani o degli Scozzesi. Per non parlare del processo avviato nelle Fiandre e nella Vallonia: si tratta di istanze ormai diffuse in tutta Europa.

BUSATO
Sarebbe da irresponsabili nascondere la grande difficoltà vissuta dal Paese e dal Veneto sul piano sociale. Ne segue un rigetto generale della classe politica e dei partiti che va al di là degli steccati ideologici. A tutto ciò vanno aggiunti i grandi scandali di questi anni che hanno ancor più allontanato le persone dalla politica. Detto questo noi faremo tesoro delle proteste e delle proposte che salgono dai territori e ci siamo organizzati di conseguenza. Ad ogni modo la lista VenetoSì ha da tempo confermato la mia candidatura alla presidenza della Regione Veneto.

La cosiddetta galassia indipendentista veneta è ormai presente sulla scena dagli anni ’80. Difficilmente però riesce a fare fronte unico o ad identificare una linea d’azione comune. Perché?

MOROSIN
La questione dell’autonomia è una questione seria. Va affrontata sul piano istituzionale, partendo dal consiglio regionale e sapendo comunque che le istituzioni italiane sono ad ogni modo la controparte in un processo di autodeterminazione. Gli slogan, le doppiette, le sparate, le calate su quella o sue questa città, le botte alla Roma ladrona, che poi diventano viva Noi sud, a fronte delle lauree in albania e dei diamanti trafficati di qui o di là, hanno lasciato un segno negativo. Purtroppo la questione dell’autonomia si è spesso posta in termini banali. Ed è in ragione di ciò che si sono consumati parecchi fallimenti. Noi dalla nostra abbiamo la chiarezza del linguaggio, che è positivo e propositivo al contempo, e la chiarezza dello scopo.

BUSATO
Io sinceramente credo che sia nella natura delle cose e che questa tendenza sia presente ovunque vi sia una regione o una terra che ambisce ad un forte grado di autonomia. Ciclicamente emergono dal basso un paio di forze che si strutturano e cercano di tradurre in modo concreto i desiderata che vengono da chi li sostiene. Nel Veneto c’è stata una prima fase chiamiamola romantica, che è durata dagli anni ’60 fino agli anni ’80-’90 in cui sono emersi movimenti che hanno fatto leva sul cuore e sui sentimenti, a fronte di una scarsa maturità politica. Poi si è assistito alla deriva della Lega Nord in senso partitocratico proprio perché quel movimento non aveva gli strumenti e la cultura per proseguire un discorso cominciato appunto negli anni Sessanta del secolo scorso. A partire dalla seconda metà degli anni Duemila ha preso piede un fenomeno indipendentista contemporaneo, che in qualche modo abbiamo contribuito a far crescere. Questo fenomeno per la prima volta fronteggia un dato politico nuovo. La maggior parte dei veneti è a favore dell’autonomia. Ora si tratta di sapere gestire questa circostanza in modo consono e osservare se le forze politiche che propugnano in modo prioritario tali istanze siano in grado di costruirci attorno il necessario consenso politico.gianlucabusato

Le analisi sulla crisi economica italiana, ma pure veneta, indicano di sovente la politica economica europea, ovvero tedesca, tra i responsabili. Voi che cosa pensate al riguardo? Esiste una manovra tesa ad indebolire la manifattura veneta, anche ricorrendo a pressioni sul sistema bancario regionale?

MOROSIN
Le cose non stanno così. Se il Veneto fosse indipendente avrebbe i parametri fondamentali ed i conti in ordine. È la zavorra dello Stato che ci mette in sofferenza. Quando parlo con i rappresentanti del mondo economico ripeto sempre un concetto. Oltre a caricarsi del rischio d’impresa, che è nella logica, si debbono caricare anche del rischio di Stato. Senza questa palla al piede le imprese tornerebbero a decollare e le tasse calerebbero di un 30%. Non faremmo una piega rispetto ai parametri di Maastricht e diventeremmo una terra in cui attrarre molti capitali.

BUSATO
C’è una premessa da fare. L’euro svantaggia le economie deboli coem quella italiana. Con il Veneto indipendente invece non ci sarebbero problemi a rimanere nell’euro. Quanto alla possibilità che ci siano ambienti che puntino a far saltare la manifattura della media e piccola industria ci può stare. Ma credo che si tratti di spinte che arrivino dal sistema di potere nazionale, perché piccole e medie imprese sono di fatto la spina dorsale del raggruppamento che si oppone al centralismo dello Stato.

Quale è il vostro punto di vista sulla globalizzazione? Che cosa pensate delle servitù militari venete concesse alla Nato e all’esercito statunitense? Se il Veneto fosse un giorno una repubblica indipendente come lo vedreste nello scacchiere continentale ed internazionale?

MOROSIN
I dati ci dicono che il Veneto è in grado di stare nella globalizzazione e di competere anche con i player più avanzati. Quanto allo scacchiere internazionale la questione è più complessa. Allo stato, per ragioni storiche e di coerenza geopolitica, sarebbe auspicabile una nostra permanenza nella Nato, come nella cornice dell’Ue. L’isolamento sarebbe impensabile. Ci troviamo nel cuore dell’Europa. È ovvio che questi aspetti vadano discussi e negoziati. Non si dà mai nulla per scontato. Difesa e moneta per esempio sono due materie importantissime. E da quello che abbiamo capito in ambito Ue, se e quando il Veneto raggiungerà l’autonomia, che per noi è un evento certo, si parla giù di allargamento e non di nuovo ingresso. Il che viene, sul piano politico-giuridico, da una lettura non schematica dei trattati.

BUSATO
Il nostro movimento ha posto il quesito anche su base referendaria. È emerso che la grande maggioranza di chi ha interloquito con noi, in un’ottica di competizione fra economie globalzzate, è favorevole al mantenimento del Veneto nello scacchiere dell’Alleanza atlantica: anche per una certa sicurezza che il mantenimento della stessa darebbe ai veneti. È chiaro che con la nostra indipendenza il Veneto acquiserebbe un peso importante nello scacchiere regionale e per conseguenza avremmo più forza per fare valere i nostri interessi. Lo stesso dicasi per lo scenario europeo e per la moneta europea.

Le grandi opere hanno riempito le cronache venete, giudiziarie in primis. Che cosa pensate del Mose e della Pedemontana Veneta? E che cosa pensate delle infrastrutture sulla carta come Valsugana bis, Valdastico Nord, Nogara Mare e Orte Mestre? Quale è il vostro pensiero sul ristretto numero di imprese che da anni domina in questo settore in cluso il project financing per la sanità?Si tratta di anomalie?

MOROSIN
Si tratta di gravissime anomalie. In primis perché opere come il Mose sono figlie di leggi speciali come la legge Venezia o la legge obiettivo, che violano i princìpi europei in termini di trasparenza e concorrenza. Si tratta di opere concepite e gestite con logiche d’interesse politico e non generale. Lo stesso vale per il cosiddetto project financing in materia di sanità: un fallimento su tutta la linea. Il Veneto indipendente potrà cambiare in radice questo andazzo, anche perché non avrebbe il fardello di una burocrazia italiana, intesa in senso lato, che assieme alla mafia dei colletti bianchi, ci ha messo molto del suo: Mose ed Expo insegnano.

BUSATO
La corruzione è connaturata al sistema politico italiano in ragione del fortissimo ruolo di mediazione concesso proprio alla classe politica in relazione a molti processi decisionali, anche alla luce della farraginosità di questi ultimi. Se il Veneto fosse indipendente si potrebbero apportare molti correttivi come l’istituto del dibattito pubblico, tipico di Francia e Svizzera, e quello del referendum propositivo o abrogativo, tipico della Svizzera, grazie al quale l’elettorato limita in modo virtuoso l’influenza dei corpi intermedi, quello politico in primis. Il che non impedisce, quando sono necessarie le grandi opere. C’è però un controllo diretto sulla programmazione e sulla spesa che permette ai cittadini di identificare di volta in volta determinate priorità in termini di spesa, tempi e modalità di intervento.